lunedì 25 febbraio 2019

Un clarinetto concertante nella "Clemenza di Tito" di Mozart

Wolfgang Amadeus Mozart
Nell'ultimo anno della sua vita (1791) Mozart  produsse due opere teatrali: tra queste, "Il flauto magico" è uno dei suoi capolavori più conosciuti, molto importante anche per gli sviluppi successivi del teatro musicale tedesco. Meno famosa, "La clemenza di Tito" rappresenta il tentativo del compositore di recuperare la tradizione dell'opera su testi del Metastasio: del poeta italiano è infatti il libretto, risalente addirittura al 1734 e riveduto per l'occasione da Caterino Mazzolà. Un giudizio molto efficace su quest'opera è dato da Mario Baroni (in Autori vari, Storia della musica, Torino, Einaudi, 1988, p.238): "un'opera seria di stampo metastasiano che offre a Mozart l'occasione di superbe invenzioni musicali calate tuttavia in una trama che non si presta alle sperimentazioni drammaturgiche degli ultimi tempi". 

Tra queste meraviglie incantevoli troviamo sicuramente l'aria di Sesto, "Parto, ma tu ben mio", nel primo atto dell'opera. L'aria è cantata da un personaggio maschile, interpretato da una cantante donna "en travesti", secondo l'usanza antica (nella prima esecuzione fu interpretato da un castrato, Domenico Bedini). Sesto ama Vitellia, figlia del defunto imperatore Vitellio, la quale cospira contro l'imperatore Tito, del quale peraltro è innamorata, mentre lei è amata da Sesto.  Per amore di lei, egli si impegna ad uccidere l'imperatore. Lo svolgimento della vicenda porterà poi al lieto fine che ha dato il titolo all'opera.

Nella scena nona del primo atto Sesto si impegna a vendicare Vitellia, alla quale sembra che l'imperatore abbia preferito un'altra donna: "Arder vedrai fra poco il Campidoglio; e quest'acciaro nel sen di Tito". Vitellia lo incalza: "Ed or che pensi? Dunque corri; che fai? Perché non parti?". L'aria di Sesto esprime la sua volontà di obbedire alla donna che lo seduce e lo ha soggiogato: "Parto; ma tu ben mio, meco ritorna in pace; sarò qual più ti piace, quel che vorrai farò. Guardami, e tutto oblio, e a vendicarti io volo; a questo sguardo solo da me si penserà. Ah, qual poter, oh Dei! donaste alla beltà". 

La meravigliosa invenzione musicale di Mozart prevede l'uso di un clarinetto "obbligato", ossia concertante, una sorta di controcanto che evoca e riverbera il sentimento del personaggio. Il timbro dello strumento, prediletto dal compositore, è particolarmente efficace e coinvolgente: ricordiamo il meraviglioso Concerto K 622, il Trio con viola e pianoforte, il Quintetto con archi, e molti altri passi delle sue opere sinfoniche e teatrali.

Nella prima parte dell'Aria (Adagio "Parto, ma tu ben mio") la dolcezza del timbro del clarinetto sembra inizialmente rappresentare la risonanza interiore di ciò che Sesto va dicendo alla sua amata.

Mozart, clarinetto nella Clemenza di Tito

Già nel seguito di questo Adagio l'impeto passionale del personaggio suggerisce allo strumento la ricercatezza di figurazioni sempre più animate:

Mozart, clarinetto nella Clemenza di Tito

Il seguente Allegro "Guardami, e tutto oblio" è subito introdotto dall'ansioso vortice di note esposte dal clarinetto:

Mozart, clarinetto nella Clemenza di Tito

Alle parole "A questo sguardo solo, a me si penserà" il clarinetto introduce una sorta di secondo tema, insinuante e seducente, quasi giocoso, pur nella tragicità della situazione; ciò ci fa ammirare la sottigliezza psicologica che caratterizza l'invenzione musicale nel teatro di Mozart:

Mozart, clarinetto nella Clemenza di Tito

La parte conclusiva dell'aria è un frenetico rincorrersi e sovrapporsi tra voce e strumento, dapprima in un crescendo progressivo per gradi congiunti:

Mozart, clarinetto nella Clemenza di Tito

Poi con arpeggi sempre più incalzanti:

Mozart, clarinetto nella Clemenza di Tito


Per il pianista accompagnatore si tratta di una pagina meravigliosa e molto impegnativa: occorre studiare le figurazioni del clarinetto con grande cura e precisione; la soddisfazione sarà piena e l'effetto non farà sentire la mancanza del meraviglioso strumento, se il pianista saprà evocarne il fascino e la dolcezza timbrica. Evidentemente, non si tratta di un semplice "accompagnamento", ma piuttosto di un duo concertante tra voce e strumento! In un prossimo post darò maggiori dettagli esecutivi per il pianista.

Consiglio l'ascolto e la visione di un video del 2012 dal Metropolitan (limitato all'Adagio iniziale), con bella regia di Ponnelle e l'ottima interpretazione del mezzosoprano lettone Elina Garanca: https://www.youtube.com/watch?v=GMX-s0L2wLo

Una esecuzione completa dell'aria, dalla stessa cantante in un'altra occasione (senza video dal vivo) si trova al link https://www.youtube.com/watch?v=JiEcdKuWd_s

Oppure possiamo ascoltare Marylin Horne in una interpretazione del 1964: https://www.youtube.com/watch?v=erO0qe24uMo


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