venerdì 1 aprile 2022

Ennio, un film documentario di Tornatore per ricordare Morricone

 "Si deve andare avanti, alla ricerca di cosa? Non lo sappiamo".
Morricone e Tornatore

Con questa frase emblematica, che riassume il senso del comporre a partire da una pagina bianca, e diventa metafora dell'esistenza stessa, con questa frase pronunciata con voce sommessa dal compositore si conclude l'omaggio di
Giuseppe Tornatore ad Ennio Morricone, un film documentario intitolato appunto "Ennio".
Una grande, intensa carrellata sull'opera del musicista, dagli studi con Goffredo Petrassi all'incontro con i maggiori registi del nostro tempo, dopo un periodo giovanile come arrangiatore non banale di canzoni pop. Una carriera straordinaria che lo stesso compositore rievoca con la sua gentilezza composta: curiosa personalità di uomo timido che ha conquistato il mondo con la forza del suo talento.
Una vita anche attraversata dalle contraddizioni e sofferenze di due mondi musicali che sembravano non potersi incontrare, tra le perplessità del maestro Petrassi e dei suoi compagni di studi (ad esempio Boris Porena) e i suoi stessi propositi di lasciare il cinema, continuamente deviati da sempre nuovi successi.
Alla fine si capisce che Morricone ha vinto una battaglia: un artista anche pop, ma che non ha dimenticato Frescobaldi, Bach, Stravinskij.
Ci emozioniamo nel vederlo e sentirlo commosso, quando ricorda, lui novantenne, il suo vecchio maestro, e quando dedica alla moglie l'Oscar alla carriera.
Mite e coraggioso, come il suo gesto direttoriale. È stato bello anche sentire la testimonianza di un grande direttore come Pappano.
Un film da vedere, dunque, per chi ama la musica e il grande cinema.

mercoledì 5 gennaio 2022

Un canto corale sui Magi d'Oriente

I Magi nei mosaici di Sant'Apollinare Nuovo
a Ravenna (Vi secolo)

"We three Kings of Orient are", ossia "Kings of Orient" è un celebre canto natalizio, che fu composto nel 1857 da John H. Hopkins (1820-91), pastore della Chiesa Episcopale in Pennsylvania e insegnante di musica religiosa al Seminario di New York.

Si tratta di un canto ispirato al Vangelo di Matteo (cap. 2, versetti 1-12) e integrato con le leggende della tradizione cristiana antica e medievale, a partire da Tertulliano (II secolo), una tradizione che dal VI secolo (nel documento "Excerpta Latini Barbari") ha anche attribuito dei nomi ai tre Magi (Gaspare, Melchiorre, Baldassarre), ad ognuno dei quali viene riferito uno dei tre doni citati nel testo evangelico, oro, incenso e mirra. I Magi, in origine intesi come astrologi, vennero progressivamente rappresentati in vesti regali. 

L'edizione originale del canto (1863)

Il testo originale in lingua inglese di questo canto è dello stesso Hopkins. Si tratta di una melodia semplice, in tempo 3/8 che ci fa pensare ad un andamento dolcemente danzante; è scritta nella tonalità di mi minore e il ritornello al relativo maggiore, in Sol. La versione originale è realizzata con una armonizzazione a tre voci soliste, che rappresentano i tre personaggi con i loro nomi tradizionali. 


Attualmente si canta nella versione corale a quattro voci.


Versione con testo inglese

Può essere cantato anche in lingua italiana, nella traduzione di Sante Cannito. Come sussidio per lo studio delle parti corali, propongo lo spartito con il testo italiano

Versione italiana



 e, per studiare le parti, si possono ascoltare i files audio delle singole sezioni.