giovedì 14 maggio 2020

Il solfeggio ritmico e il metodo di Pozzoli

Solfeggio ritmico

Il solfeggio ritmico e il metodo di Pozzoli

Il solfeggio ritmico è sempre un argomento attuale in educazione musicale. La sua impostazione didattica è stato molto ripensata negli ultimi cinquant'anni, in particolare per le attività rivolte all'infanzia.


Solfeggio in rete
Anche il celebre metodo di Ettore Pozzoli (1873-1957), Solfeggi parlati e cantati, che fu pubblicato nel 1903 e poi con varie modifiche fino al 1931 e conobbe una grandissima fortuna, è oggi visto criticamente dagli operatori del settore. Tuttavia non si può negare un grande valore, innanzitutto musicale e inoltre anche didattico, a questo autore, che si è dedicato con passione e competenza anche al pianoforte e al canto. Si può concludere che il suo Metodo è ancora valido, in particolare se proposto a studenti adulti.

Nella mia personale riflessione sul metodo didattico pongo particolare attenzione al rapporto tra solfeggio e gesto della mano: è importante avviare lo studente, progressivamente, al gesto del direttore d'orchestra e per questo motivo trovo particolarmente utile la progressione degli esercizi di Pozzoli, come spiego in questo breve video che ti invito a guardare. 

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giovedì 7 maggio 2020

L'orecchio affettivo e l'educazione musicale

L'orecchio affettivo e l'educazione musicale


Orecchio musicale affettivo
Uno dei grandi maestri della pedagogia musicale, il medico belga Edgar Willems (1890-1978), ha insistito sulla educazione dell’orecchio affettivo, che è trascurato nella didattica tradizionale della musica:

Se la sensorialità uditiva è il punto di partenza, la base stessa della musicalità, la sensibilità affettivo-uditiva ne è forse il centro... Si ascolta spinti da un desiderio, da una emozione (paura, sorpresa). Un interesse è in gioco. Questo interesse fissa l’attenzione e diventa così un ponte utile e perfino necessario al dischiudersi della coscienza sonora... Per mezzo della sensibilità uditivo-affettiva entriamo nel mondo della melodia; grazie ad esso, l’uomo può cantare la sua gioia, i suoi dolori, le sue speranze o ancora, semplicemente, il suo amore per la bellezza dell’espressione sonora.1

orecchio musicale affettivo
Contro l’insegnamento astratto e teorico, basato su un’enfatizzazione della dimensione cognitiva a scapito di quella emotiva, Willems precisa:

Siccome il fanciullo è molto emotivo, e il suono ha una potente azione sull’affettività, è dunque di grande importanza che l’insegnante utilizzi la sensibilità del fanciullo nell’educazione. Per ottenere un risultato soddisfacente occorrerebbe evidentemente unire alla conoscenza della musica doti native di educatore e un senso spiccato della psicologia dell’anima infantile.
Succede spesso che l’educazione dei sentimenti sia bandita dall’insegnamento musicale; questo assume troppo spesso la forma nozionistica di un corso di scienze. Questa maniera d’agire è dovuta all’ignoranza della vera natura della musica e dei suoi rapporti con l’essere umano. Chi trascura l’educazione della sensibilità nell’insegnamento, trova forse che l’emozione ostacola l’apprendimento razionale, indispensabile al conseguimento di risultati rapidi d’ordine pratico. Siamo dunque in presenza di un fatto molto grave...2

Cuore e cervello in educazione musicale
In realtà bisogna superare la contrapposizione tra apprendimento intellettuale e apprendimento emotivo, conciliare le varie dimensioni della personalità in una sintesi armoniosa e non repressiva:

Vi è dunque una difficoltà da risolvere: sviluppare nello stesso tempo l’emotività e l’intelligenza. Può esserci incompatibilità tra l’affettività e l’intellettualismo, ma non ce n’è tra la sensibilità affettiva e la vera intelligenza che è una esperienza profonda basata sulle acquisizioni della sensorialità e dell’affettività.
La musica, forse più che qualsiasi altro settore dell’educazione, ha bisogno dello sviluppo dei sentimenti. Questo troverà naturalmente il suo posto nello studio di ciò che concerne la melodia: la scala, gli intervalli melodici, le canzoni, le piccole improvvisazioni.3

Willems e l'educazione dell'orecchio
Edgar Willems
E ancora:

Per meglio valutare il ruolo dell’affettività - bisogni, desideri, emozioni, sentimenti - nella musica e nel fenomeno dell’audizione, dovremmo riferirci all’importanza che essa ha per l’essere umano in generale.4

Il discorso non vale solo per i bambini, ma per tutte le persone; anzi, negli adulti la repressione dell’emotività è la causa delle nevrosi, perciò bisogna riscoprire l’importanza dell’educazione musicale come terapia anche nei soggetti adulti tendenzialmente sani, ma repressi o inibiti.


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1 WILLEMS, Edgar, L’oreille musicale, Tome I, La préparation auditive de l’enfant, 1933, 3a ed. 1970 (trad.it. di G.Vianello, L’orecchio musicale, vol.I, La preparazione uditiva del fanciullo, Padova, Zanibon, 1975, p.45).
2 WILLEMS, Edgar, op.cit., p.46.
3 WILLEMS, Edgar, op.cit., p.46.
4 WILLEMS, Edgar, op.cit., p.47.

domenica 3 maggio 2020

Lezione di pianoforte sullo studio di Czerny op. 299 n.8

Lezione di pianoforte sullo studio di Czerny op. 299 n.8

Lezione su uno studio di Czerny
Czerny, La scuola della velocità op. 299,
frontespizio della edizione Diabelli del 1840
Lo Studio op. 299 n. 8 in Do Maggiore di Carl Czerny fa parte della raccolta di Studi "La scuola della velocità" ("Die Schule der Geläufigkeit" è il titolo originale in tedesco) che l'autore pubblicò nel 1833.


Czerny
Carl Czerny (1791-1857)
Czerny, come si sa, è uno dei maggiori nomi della didattica pianistica dell'Ottocento. Fu allievo di Beethoven e maestro, tra gli altri, del giovane Liszt. Nacque a Vienna nel 1791 e ivi morì nel 1857. 

Lo Studio op. 299 n. 8 può essere considerato uno studio di media difficoltà. La sua caratteristica principale, subito evidente, è il fatto che affida alla mano destra una serie continua di quartine di sedicesimi, che prosegue ininterrottamente per 54 battute e si chiude alla battuta 55 con un accordo conclusivo. Alla mano sinistra è affidato invece un semplice accompagnamento, con alcuni salti e un breve passaggio polifonico nella sezione centrale del pezzo.

Dunque, lo scopo principale dello studio è sviluppare l'agilità della mano destra. All'interno delle 54 battute di movimento continuo in sedicesimi troviamo una certa varietà di figurazioni, che richiedono meccanismi differenti. Sarà questo l'oggetto del nostro lavoro di preparazione. 

Non dimentichiamo inoltre la necessità di variare l'intensità del suono: l'autore ha precisato una serie di indicazioni di dinamica, compresi il crescendo e il diminuendo, che per essere eseguiti correttamente richiedono ulteriori competenze tecniche.

Ho preparato due video: nel primo, dopo questa breve presentazione, si può ascoltare una esecuzione dello Studio, che ho registrato il 29 aprile 2020. Nel secondo video svolgo una vera e propria lezione di tecnica ed esecuzione pianistica, dove illustro in dettaglio tutte le differenti figurazioni presenti nel pezzo e la corretta modalità di studio e di realizzazione, che si consegue mediante opportuni movimenti e posizioni della mano e del braccio.

Puoi scaricare il primo video al link https://youtu.be/d37FBa5fxuc

Il secondo video si può acquistare scaricandolo a questo link.

Puoi anche scaricare lo spartito nella edizione Diabelli del 1840 a questo link. 

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lunedì 27 aprile 2020

I colori delle emozioni e la musica

I colori delle emozioni e la musica. 

I colori delle emozioni
Pagina notturna del mio diario. Verso la mezzanotte accendo lo stereo e indosso le cuffie. Continuo ad ascoltare la musica che mi emoziona. Penso a varie persone, belle e brutte, della mia vita presente e del mio passato. Vado a dormire alle 2.45. La mattina dopo mi sveglio e sento un grande benessere. L’emozione forte di ieri notte (musica, anche al buio: sorridendo, scherzando, piangendo, sognando, amando, credendo ora anche in me stesso) mi ha fatto bene

Emozioni
Eppure c’è chi, dopo cento anni di studi scientifici di psicologia, crede ancora che emozionarsi sia negativo e che alimentare nei giovani questo atteggiamento sia scorretto pedagogicamente. Secondo certi esperti occorrerebbe reprimere le emozioni per lasciare spazio alla mera speculazione intellettuale. Bisognerebbe, secondo alcuni, respingere l’abbandono spontaneo alla magia del suono e del ritmo, che è temuta come una sorta di narcosi musicale; bisognerebbe piuttosto proporre una fredda analisi, vigilando nella costante attenzione contro il rischio di un trasporto emotivo, che in realtà non si saprebbe accettare, né tanto meno orientare. L’ideale della fruizione musicale sarebbe dunque (molti l’hanno inteso così) un compassato self control

No! Qui c’è un equivoco di fondo: la musica allora sarebbe solo un arido esercizio intellettuale. Ciò è necessario, ma non è sufficiente. La musica deve anche emozionarci. Noi non abbiamo più il diritto di continuare a reprimere le nostre emozioni. Penso ad esempio al jazz e a tutta la musica afroamericana: in questa tradizione la componente emotiva è assolutamente essenziale, è intrinseca alla creazione artistica. E, pensandoci bene, lo è stato anche per tutti i maggiori compositori della tradizione europea.

I colori delle emozioni
Certo, c’è emozione ed emozione, le emozioni sono diverse da persona a persona e, per ogni persona, sono diverse da momento a momento; ci sono emozioni che producono benessere, ci sono emozioni che producono malessere: emozioni che conducono verso la vita, emozioni che conducono verso la morte. Ecco perché possiamo parlare di colore delle emozioni. Qui subentra allora il lavoro di psicoanalisi: e se non stiamo troppo male possiamo tentare di esercitare con successo l’autoanalisi. Dobbiamo imparare anzitutto ad accettare le nostre emozioni e poi anche ad integrarle, a convertirle: convertire nel senso di tramutare, ma anche nel senso di indirizzare, dirigere (la parola magica è, dunque, conversione). 

Ci sono poi anche “emozioni intellettuali”: certamente non ho inteso svilire o sminuire il valore dell’intelligenza! L’intelligenza può felicemente convivere con l’emotività. A me ad esempio emoziona il contrappunto, mi emoziona lo sviluppo tematico, insomma mi emoziona la creatività intelligente (stamattina, nel mio benessere postemozionale, ho analizzato la Sonata op. 10 n. 2 di Beethoven con una mia collega). C’è però tutta una storia della cultura moderna e contemporanea che rifiuta di accettare la natura e l'esistenza stessa della vita emotiva: queste tendenze razionaliste ignorano una dimensione essenziale della persona umana.

gospel
Persino nel rapporto con Dio non siamo lasciati liberi di vivere emotivamente: i teologi (occidentali, razionalisti) diffidano da un rapporto emotivo con Dio. Anche in questo caso ripeto: l’intelligenza può convivere beneficamente con l’emotività. Nella mia vita di fede ad esempio è fondamentale la testimonianza dei fratelli afroamericani, che cantano e ballano per esprimere la loro fede. Penso alla grande Mahalia Jackson, che ha cantato e ballato e perfino “sudato” la fede per le masse dei diseredati e degli oppressi e per tutti gli uomini di buona volontà

Emozioni
Penso al sublime spiritual We shall overcome che accompagnava il movimento pacifista nero: nella grandiosa manifestazione a Washington nel 1963 i dimostranti erano guidati da Martin Luther King e tra loro c’era anche Harry Belafonte, il celebre cantante del calypso e di Banana Boat

Penso a
Emozioni
Père Duval, il dolcissimo e malinconico chansonnier della fede, una fede travagliata, non semplice, ma indomita. 

Emozioni
Penso però anche a Johann Sebastian Bach, l’autore che molti ritengono troppo cerebrale: la Passione secondo Matteo è invece musica di altissima temperatura emotiva, anche se la distanza storica che ci separa dall’autore ci pone problemi complessi di interpretazione; ma le intuizioni critiche di Spitta e di Schweitzer sono ancora oggi valide (riprese anzi dagli studiosi contemporanei più attenti al rapporto tra musica e psicologia) e stanno a dimostrare la realtà di una emotività musicale che percorre i secoli. 

Vangelo secondo Matteo
Penso anche all’uso della musica nel film Vangelo secondo Matteo di Pasolini: la musica nel cinema ha spesso una funzione di coinvolgimento emotivo e Pasolini mi sembra consapevole e sensibilissimo nel conseguire questo obiettivo. Ovviamente si potrebbero fare moltissimi altri esempi di uso efficace della musica nel cinema, per non parlare dell'importanza delle emozioni nell'opera lirica, in particolare nel periodo romantico.

Cosa concluderne? Se enfatizziamo solo l’aspetto intellettuale e reprimiamo l’emotività, siamo destinati alla frustrazione, all’impotenza, alla nevrosi: con buona pace del nostro ruolo di pedagoghi. Continui pure, chi vuole, a reprimere le proprie emozioni: io non lo seguo, perché ho capito (sperimentando su me stesso) che la musica può essere praticata come autoterapia: la musica è un linguaggio che ci permette di liberare e convertire le nostre emozioni.
(Sera-notte tra il 29 e il 30 gennaio 1996; 
ancora valido nel 2020!)


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domenica 19 aprile 2020

I colori delle emozioni

Emozioni
Ruota di Plutchik, traduzione italiana

I colori delle emozioni

La nostra cultura occidentale è stata condizionata per secoli dal prevalere di un atteggiamento razionalista: la ragione umana è stata considerata il centro della vita dell'uomo, la sua caratteristica distintiva nel confronto con tutti gli altri animali della natura.

Molto differente appare l'approccio al problema da parte delle culture orientali: l'immagine del "màndala", nel buddhismo, è la rappresentazione della complessità della nostra vita interiore, che non può essere ridotta solo al suo aspetto razionale.

buddhismo
Ruota della vita buddhista
Traggo alcune informazioni dal sito http://www.mandalaweb.info/. In alcuni casi le emozioni hanno una posizione negativa. Ad esempio, nella cosiddetta "ruota della vita", non propriamente un màndala quanto piuttosto il primo esempio didattico fornito dal buddhismo per comprendere il ciclo di vita, morte e rinascita chiamato Samsara, le emozioni risiedono nel centro, nel mezzo, e sono raffigurate mediante l'allegoria di tre animali: il serpente (rabbia), il maiale (ignoranza) e il gallo (attaccamento). Queste tre emozioni negative, chiamate anche "veleni", inquinano la nostra anima, il nostro mondo interiore e non ci permettono di arrivare alla piena realizzazione di noi stessi, all'illuminazione e quindi alla consapevolezza.

Mandala dei cinque Buddha
Mandala dei cinque Buddha
In altri casi si riconosce il potere trasformativo delle emozioni. Nel màndala dei Cinque Buddha (Dhyani-Buddha) una grande parte hanno le emozioni, infatti ogni Buddha corrisponde ad una emozione e al suo potere trasformativo. I cinque Buddha (nella figura sono la figura centrale e le figure dorate) rappresentano cinque tipi di saggezza che contrastano l'ignoranza, l'ira, la lussuria, la gelosia e la paura. In questo caso il centro rappresenta il punto di arrivo della saggezza.

Stephen Chang
Anche il taoismo, che presenta un approccio diverso per molti aspetti rispetto al buddhismo, le emozioni hanno una considerazione importante e primaria nella comprensione della persona umana. In un libro di Stephen Chang si spiega che il taoismo individua lo Spirito (rappresentato da un cerchio), l'Anima, o Mente (rappresentata da un triangolo) e il Corpo Mortale (rappresentato da un quadrato). A sua volta lo Spirito comprende la coscienza (conoscenza di ciò che è giusto e ingiusto), l'intuizione (conoscenza diretta, non limitata dallo spazio e dal tempo) e la comunicazione, che può assumere la dimensione della spiritualità. L'Anima-Mente comprende emozione, pensiero e volontà. Il Corpo Mortale comprende gli istinti del mangiare, fare sesso, lottare e divertirsi. Si possono notare affinità con la piramide di Maslow.

Emozioni
Nell'Occidente, dopo le grandi intuizioni artistiche del Romanticismo, la psicoanalisi apre il campo alla comprensione di ciò che non può essere ricondotto al controllo razionale dei nostri atteggiamenti e comportamenti. La scoperta dell'inconscio, come materia "sotterranea" che ci condiziona al di là della nostra consapevolezza, rivoluziona la nostra comprensione di quanto accade all'interno della persona e di quanto provoca di conseguenza nei nostri comportamenti. Carl Gustav Jung ha studiato e utilizzato i mandala, intendendoli come il "cerchio magico" per rappresentare il centro della personalità. Ha messo in evidenza che essi non sono diffusi solo in tutto l'Oriente, ma anche nel cristianesimo antico e medievale. La rappresentazione del mandala avrebbe un potere terapeutico: "I mandala... sorgono per lo più, stando all'esperienza, in situazioni caratterizzate da disorientamenti e da perplessità. L'archetipo che ne è costellato rappresenta uno schema ordinatore che si sovrappone in certo qual modo al caos psichico come una trama psicologica, rispettivamente come un cerchio suddiviso in quattro, grazie al quale ogni contenuto riceve il proprio posto e il tutto che tende a dissolversi nell'indefinito mantiene la sua coesione grazie al cerchio che lo custodisce e protegge" (C. G. Jung, Su cose che si vedono nel cielo, 1958, trad.it. 1960).

Intelligenza emotiva

Negli anni più recenti, la psicologia ha approfondito, anche grazie agli studi delle neuroscienze, la conoscenza della vita emotiva della persona. Oltre al celeberrimo testo di Daniel Goleman, Intelligenza emotiva (1995), ampiamente citato nel mio libro sulla pedagogia musicale, vorrei qui ricordare gli studi di Robert Plutchik (1927-2006), anch'egli statunitense, autore di importanti studi pubblicati nel 1980 (Emotion: Theory, research and experience), nel 1997 (Circumplex Models of Personality and Emotions) e nel 2002 (Emotions and Life: perspectives from Psychology, Biology and Evolution). Tradotto in italiano troviamo Psicologia e biologia delle emozioni (Torino, Bollati Boringhieri, 1995).

Ruota di Plutchik nell'originale in lingua inglese
La teoria di Plutchik è rappresentata dalla celebre "ruota" (wheel), che possiamo anche immaginare come un fiore colorato con vari petali, ai quali corrispondono le varie emozioni. Egli suggerisce otto emozioni primarie, divise in quattro coppie di opposti: gioia e tristezza; rabbia e paura; fiducia e disgusto; sorpresa e anticipazione. Inoltre il suo modello circolare crea connessioni tra l'idea di un cerchio emozionale e una ruota di colori: le emozioni possono essere espresse a intensità diverse, con maggiore intensificazione verso il centro. Inoltre sono possibili le mescolanze tra emozioni contigue.

Plutchik propone inoltre che ad ogni emozione corrisponda un meccanismo di difesa. Il processo avviene in cinque fasi: stimolo, cognizione, sensazione, comportamento, effetto.

La teoria di Plutchik si basa su dieci postulati:
1) Il concetto di emozione si applica a tutti i livelli di evoluzione e a tutti gli animali, compreso l'essere umano.
2) Le emozioni si sono evolute e hanno portato varie forme di espressione in varie specie.
3) Le emozioni hanno avuto un ruolo adattativo nell'aiutare gli organismi a risolvere le principali questioni di sopravvivenza poste dall'ambiente.
4) Sebbene le forme di espressione varino a seconda della specie, esistono alcuni elementi comuni, ossia modelli prototipici.
5) Esistono poche emozioni di base, fondamentali o prototipiche.
6) Le altre emozioni sono tutti misti o derivati, cioè miscele, composti o combinazioni di emozioni di base.
7) Le emozioni di base sono concetti ipotetici o stati idealizzati le cui proprietà e caratteristiche derivano da varie manifestazioni.
8) Le emozioni di base possono essere sistemate in coppie di emozioni opposte.
9) Le emozioni variano in base al grado di somiglianza.
10) Ogni emozione si manifesta in vari gradi di intensità o eccitazione.

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