lunedì 16 febbraio 2026

Gioite al canto mio: analisi del testo, significato e pronuncia

 


Gioite al canto mio è una bellissima aria tratta dall'opera "Euridice" del musicista Jacopo Peri (Roma 1561 - Firenze 1633), su testo di Ottavio Rinuccini. L'opera, rappresentata a Firenze nell'anno 1600, rappresenta uno dei primissimi esempi di melodramma, il più antico fra quelli giunti a noi.

Troviamo quest'aria nel terzo volume delle Arie antiche del Parisotti, pubblicato nel 1900 circa. Con il suo stile ottocentesco, il Parisotti ebbe comunque il merito di riportare all'attenzione del pubblico questo repertorio antico raffinatissimo.

Dunque studiamo queste arie non per conoscere la prassi musicale antica, ma per sviluppare le competenze musicali e vocali degli studenti nei primi anni di corso.

Studiamo innanzitutto il testo, la corretta pronuncia, il significato delle parole antiche e le metafore.


La poesia esprime la gioia di Orfeo nel ritrovare viva la bella Euridice che era morta. 

Il testo è costituito da sette versi endecasillabi, con rime ABABCBC. Il musicista ha suddiviso questo "arioso" (ossia recitativo con tendenza alle simmetrie fraseologiche tipiche dell'aria) in due strofe parallele, delle quali la prima musica i primi tre versi del testo, la seconda i successivi quattro versi: per questo motivo, mentre la prima strofa consta di 17 battute, la seconda è di 21 battute. Notiamo anche che l'ultimo verso è ripetuto in entrambe le strofe.

Leggiamo il testo e facciamo la parafrasi, indicando gli accenti acuto e grave sulle 'e' e sulle 'o'.

1 Gioite al canto mio, sélve frondóse;

Gioite con me , che esprimo la gioia nel canto, o selve ricche di fronde;

2 gioite, amati còlli e d'ogni intórno

gioite, amate colline e in ogni luogo intorno ad esse...

3 èco rimbómbi dalle valli ascóse. 

... rimbombi l'eco delle valli nascoste alla vista.

4 Risórto è il mio bel sól di raggi adórno: 

La donna che amo [metafora: il mio bel sole] è risorta, abbellita dai raggi di luce [prosegue la metafora del sole]

5 e co' begl'òcchi, ónde fa scòrno a Delo,

e con i suoi begli occhi, per cui è umiliata la fama di Delo [l'isola che nella mitologia dà i natali ad Apollo e ad Artemide; il nome stesso Delo significa luminoso, splendente; perciò simbolo della bellezza e della luce]

6 raddóppia fuòco all'alme e luce al giórno,

accresce la passione nelle anime e la luce al giorno [seguito della metafora]

7 e fa servi d'amór la terra e il cièlo. 

per cui terra e cielo sono legati dall'amore verso di lei [iperbole].


Ho preparato alcuni comodi files per lo studio:

lo spartito nella versione originale in Sol Maggiore:


una versione per voce media, trasportata a Mi bemolle, in chiave di violino;  

una versione per voce media, trasportata a Mi bemolle, in chiave di basso

oppure qui

una versione a due voci, soprano e basso, che ho realizzato per esercitazioni di lettura tra voci diverse. 


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lunedì 5 gennaio 2026

La canzone dell'amore perduto, di Fabrizio De Andrè

Tra appuntamenti mancati, tradimenti sofferti, o lo scemare stesso della passione, il poeta a volte giunge alla sconsolata disillusione, come ci ricorda Fabrizio De Andrè con la bellissima Canzone dell'amore perduto, del 1966. 

Concerto per tromba di Telemann

Ed è interessante notare che la musica è tratta da un compositore barocco del Settecento tedesco, Georg Philipp Telemann (1681-1767): una melodia meravigliosa, che evidentemente attraversa i secoli! Si tratta del Concerto per tromba in Re Maggiore TWV 51.

Ne ho realizzato una versione per canto e pianoforte, di cui si può ascoltare l'incipit a questo link.


domenica 7 dicembre 2025

Una Lady Macbeth nel distretto di Mcensk

 

Un'opera russa, uno dei capolavori del teatro musicale del Novecento, inaugura la stagione 2025-26 del Teatro alla Scala di Milano. 

La grande opera giovanile di Dmitrij Dmitrievic Sciostakovic (1906-1975), Una Lady Macbeth nel distretto di Mcensk, ebbe la sua prima rappresentazione a Leningrado il 22 gennaio 1934.

Molte vicissitudini furono vissute dal compositore e dal suo capolavoro, in conflitto dialettico con il regime sovietico nel quale comunque egli continuò ad operare per tutta la sua vita.

Per maggiori notizie puoi leggere l'intervista che ho rilasciato per il periodico online SettimanaNews. 

Il titolo richiama, ovviamente, il classico personaggio reso immortale dalla penna di Shakespeare. Ma c’è una differenza fondamentale: mentre nel poeta inglese Lady Macbeth è la rappresentazione di una cattiveria stregonesca e demoniaca, una brama per il potere fine a se stessa, l’eroina di Leskov, ripresa da Preis e dal compositore stesso (che partecipò attivamente alla stesura del libretto) è invece espressione di una volontà di riscatto dalla prigione delle convenzioni e dai soprusi perpetrati in particolare dal maschio nei confronti della donna: anche se il destino della protagonista sarà tragico e la condurrà alla sconfitta definitiva.

Katerina vive un matrimonio infelice ed è oggetto di mire equivoche anche da parte del suocero, in un contesto di generale disprezzo della donna da parte della componente maschile. Innamoratasi di un corteggiatore spregiudicato, uccide il suocero (per avvelenamento) e il marito (strangolato), tuttavia è divorata dai sensi di colpa e dai rimorsi. La conclusione è tragica: di fronte alla leggerezza sfrontata dell’amante, si uccide trascinando nella morte anche una rivale sedotta dal suo amato

Ripensando alla censura posta dal regime sovietico al grande compositore, rimando alla lettura dell'intervista: vorrei solo aggiungere che ogni potere politico, anche quando parte da ideali buoni, tende poi inevitabilmente ad autolegittimarsi e ad assumere un atteggiamento conservatore e autoreferenziale. La censura è il classico strumento di controllo del Potere, che diffida da qualsiasi espressione di libertà, perché essa potrebbe potenzialmente scalfire l’ordine costituito. Sicuramente il comunismo è stato un fenomeno complesso del Novecento: esso infatti nasceva da un’ideale giusto, che consisteva nel desiderio di costruire una società egualitaria, dove fossero aboliti i privilegi e le discriminazione economiche tra ricchi e poveri. Tuttavia il risultato fu la costruzione di un regime autoritario, che certamente non abolì le differenze sociali, ma utilizzò metodi coercitivi di limitazione della libertà, a cominciare da quella religiosa. 

Sciostakovic ebbe il merito, ed anche il tormento, di vivere pienamente queste contraddizioni, senza respingerle e senza fuggirne. La vita di questo compositore è indubbiamente un caso molto particolare nel panorama della musica sovietica: egli infatti, al contrario di altri suoi colleghi altrettanto importanti, decise di rimanere a vivere in Russia. Dovette perciò superare il rischio personale e familiare di perdere il lavoro e persino la propria incolumità; ed inoltre dovette anche cedere ad una richiesta di adattamento alle richieste del regime. Ma la sua forza creativa gli permise di non tradire se stesso neppure in questo modo: seppe adattarsi, da un lato, temperando alcune asprezze del suo linguaggio e celebrando alcune epopee del regime, pur senza tradire la sua vena artistica migliore; e contemporaneamente seppe trovare rifugio in opere più “riservate”, ad esempio nel repertorio cameristico, per continuare ad esprimere la sua ricerca espressiva più profonda.

Il progetto della Scala mi sembra molto importante: innanzitutto perché si tratta di un titolo complesso, che restituisce la massima dignità alla proposta culturale del maggiore teatro lirico italiano, uno dei maggiori al mondo. Idealmente questa scelta si collega a quella del “Boris Godunov” che aprì la stagione del 2022, il capolavoro di Musorgskij, compositore amatissimo da Sciostakovic, rappresentante, come lui e prima di lui, dell’anima russa più profonda e autentica. 

 

venerdì 7 novembre 2025

Credo di Arvo Pärt

 Il "Credo" di Arvo Pärt è una composizione del 1968 di grande impatto suggestivo. Utilizza una tecnica di collage per creare una situazione di grande effetto rappresentativo.

Il testo è semplicissimo: inizia con l'esposizione di una singola frase tratta dal Credo, ossia "Credo in Gesù Cristo". Prosegue poi con due versetti tratti dal capitolo 5 del Vangelo di Matteo: "Voi avete udito che fu detto: Occhio per occhio, dente per dente. Ma io vi dico: non resistete al malvagio".

La legge del taglione ("occhio per occhio, dente per dente") era stata introdotta a partire dal codice di Hammurabi (XVIII sec. a. C.) e ripresa nei Libri biblici dell'Esodo e del Levitico, con lo scopo di limitare la portata di una ritorsione, affinché non fosse superiore al danno subito. 

L'insegnamento cristiano è più radicale: la legge del taglione implica comunque ugualmente un principio di ritorsione e quindi produce un circolo vizioso dal quale non si esce.

Nella musica di Pärt troviamo due elementi fortemente contrapposti: la citazione di Bach, col suo luminoso Do Maggiore, rappresenta un simbolo di bellezza e di verità etica, mentre al contrario la evocazione della legge del taglione porta ad un climax parossistico di totale caos, realizzato sia con la dissoluzione del principio tonale, sia con la tecnica aleatoria, ossia con l'accumulo casuale di elementi eterogenei, come se ogni partecipante all'esecuzione avesse perso il riferimento ad un principio comune e condiviso.

Il monito della parola radicale di Cristo riporta l'ordine e la pace, che è innanzitutto una pace interiore e che diventa testimonianza della necessità di stabilire rapporti di pace e fraternità nel mondo.

Come è attuale questo messaggio! Oggi più che mai.



martedì 28 ottobre 2025

Una rarità di Schubert

 

Schubert
     Die Verschworenen D.787 è un Singspiel in un atto con dialoghi parlati, composto da Franz Schubert tra il 1822 e il 1823.
    Il titolo originale, Die Verschworenen (Le congiurate), fu poi modificato per timore della censura e divenne Der häusliche Krieg (La guerra domestica).

Il libretto fu scritto dal viennese Ignaz Franz Castelli (1781-1862), già librettista di corte. La prima rappresentazione avvenne solo nel 1861 a Francoforte, molti anni dopo la morte del compositore. Infatti Schubert aveva rinunciato alla sua rappresentazione in quanto lo stesso libretto era stato musicato da un altro autore e rappresentato a Berlino.

La vicenda deriva dalla Lisistrata (411 a. C.) di Aristofane, il celebre commediografo dell’antica Grecia, e trasposta in un Medioevo di fantasia.

La trama: poiché il conte Heribert von Lüdenstein e i suoi soldati hanno lasciato sole le dame del castello per partire per una crociata in Terra Santa, le donne decidono di negare ai loro uomini ogni prova d’amore in futuro, finché essi non abbiano deciso di rinunciare alla guerra. Ma la cameriera Iselle racconta tutto al fidanzato Udolin. Durante l’assemblea femminile guidata da Ludmilla, la moglie del conte, Udolin partecipa travestito da donna. Avendo egli quindi rivelato i piani delle donne al suo signore Heribert, gli uomini, appena rientrati, decidono di fingere totale indifferenza verso le loro donne e, preparando una nuova partenza, richiedono loro di seguirli. Il lieto fine sarà poi sancito dall’azione scaltra e conciliatrice della contessa Ludmilla.

Sie ist’s! Er ist’s! è un duetto tra Iselle e Udolin, i due giovani amanti; la parte maschile è affidata ad una voce femminile (possibile anche la versione per tenore). Scritto nella tonalità di Si bemolle maggiore, il duetto si articola in due sezioni: nella prima le due voci si alternano in un dialogo grazioso e ironico, mentre nella seconda l’equilibrio si risolve nell’unione delle due voci in una forma omoritmica, rappresentando la gioia del ritrovarsi. L’orchestra a tratti riprende la melodia vocale, aggiungendosi al gioco musicale d’insieme e fungendo da eco del dialogo.

Per rendere più fedelmente il suono orchestrale, Nicola Sfredda ha realizzato questa trascrizione della partitura d'orchestra per pianoforte a quattro mani. La prima esecuzione di questa trascrizione è avvenuta a Mantova, nell’Auditorium del Conservatorio, gremito in ogni ordine di posti, il 3 agosto 2015, nell’ambito della Rassegna Estate Musicale del Conservatorio. Gli interpreti furono Cecilia Rizzetto, soprano (Iselle), Anna Ussardi, mezzosoprano (Udolin), Giorgia Turchi (pianoforte primo) e Nicola Sfredda (pianoforte secondo). Si può ascoltare l’esecuzione su YouTube al link https://www.youtube.com/watch?v=857IRt7OERo.

La partitura è reperibile a questo link