domenica 5 gennaio 2025

Un ricordo di Nino Rota

Francesco Lombardi

 Ho ricevuto in regalo, per Natale, una bella monografia su Nino Rota (1911-1979), scritta da Francesco Lombardi e pubblicata lo scorso novembre per Feltrinelli.

Si tratta di una bella ricognizione sulla vita e l'opera di questo geniale compositore, che ha segnato la storia della musica da film grazie alle sue celebri collaborazioni con i maggiori registi del suo tempo, in particolare Fellini e Coppola.

Ma, oltre a ciò, un Maestro mai dimenticato nella città di Bari, che aveva eletto a sua seconda patria, lui milanese di nascita, romano ed anche un po' americano per formazione.

Il libro contiene molti spunti interessanti che vorrei approfondire nei miei prossimi post. Parto innanzitutto dai miei ricordi personali: quando ero ragazzino, nel 1970, avendo vissuto per tre anni a Bari con la mia famiglia, ebbi occasione di incontrarlo e salutarlo, in occasione di un saggio del mio amico e giovanissimo maestro Adriano Cirillo, che si tenne nel Palazzo della Provincia sul bellissimo lungomare di Bari. Rota infatti era anche questo: nonostante fosse un compositore di fama mondiale, non trascurava affatto i suoi impegni come direttore del Conservatorio e ne seguiva anche i saggi degli allievi. Anche per questo motivo tutte le persone che ho conosciuto a Bari lo ricordano con grande affetto. In anni più recenti, ho insegnato in quel Conservatorio e ho seguito riunioni e prove musicali nell'Auditorium a lui dedicato.

Rabindranath Tagore

Un altro ricordo personale è la lirica da camera posseduta da mia nonna nella sua biblioteca musicale, un testo di Rabindranath Tagore, Perché si spense la lampada?, pubblicato nel 1924 da Ricordi.




Giovanni Rinaldi
Lo spartito indica l'autore Nino Rota Rinaldi (Rinaldi era il cognome della madre, Ernesta, figlia del compositore Giovanni Rinaldi) e precisa: "nato il 3 dicembre 1911": il musicista non aveva dunque ancora compiuto 12 anni!

Liriche da camera di Nino Rota

Ciò si evince dalla data posta in fondo alla lirica, "Pesaro 2 agosto 1923". Ma la scrittura vocale e pianistica esprime già la maestria di un compositore maturo!

Perché si spense la lampada

E la mia nonna, sempre aggiornata sulle novità, acquistò lo spartito il 17 luglio 1925.


sabato 7 dicembre 2024

La forza del destino di Verdi

Giuseppe Verdi

La prima del Teatro alla Scala del 7 dicembre 2024 è dedicata a questa opera di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave, che fu rappresentata per la prima volta a San Pietroburgo 10 novembre 1862 e poi, in prima italiana, proprio alla Scala il 27 febbraio 1869, una versione in parte modificata, anche grazie al contributo del librettista Antonio Ghislanzoni.

Nonostante il legame stretto tra il teatro milanese e questo capolavoro, essa mancava dal cartellone dal lontano 2001 (direttore Gergiev) e, come prima della stagione, addirittura dal 1965 (direttore Gavazzeni).

Si tratta di un'opera della maturità del Maestro, successiva a "Simon Boccanegra" e a "Un ballo in maschera", precedente gli ultimi quattro capolavori, "Don Carlo", "Aida", "Otello" e "Falstaff".

Certamente il compositore tenne presente il gusto dei committenti, nel creare un vasto affresco che, accanto alla vicenda principale, muove parecchie situazioni secondarie, con masse, personaggi, digressioni varie. Come un romanzo. La storia è semplice, lineare, tra amore contrastato, maledizione e vendetta; e intorno ad essa si muove tutto un contorno di personaggi minori, grotteschi, mediocri ed anche comici: Preziosilla, Trabuco, e soprattutto fra Melitone, che anticipano le atmosfere di "Falstaff", l'approdo saggio e disincantato dell'ultimo Verdi: "Tutto nel mondo è burla".

La celebre Sinfonia introduttiva è costruita come fantasia sui temi principali dell'opera, come ho esposto nel mio breve short di YouTube, che vi invito a vedere a questo link.

La forza del destino
Per la pagina più celebre, l'emozionante "Vergine degli angeli" alla fine del secondo atto, consiglio senz'altro la storica interpretazione di Renata Tebaldi (qui nella foto di scena con Franco Corelli, straordinario nel ruolo di Alvaro): in rete si trova d esempio un video ripreso da Napoli nel 1958; e c'è una bella incisione discografica, sempre con la Tebaldi ma con altro cast; in una intervista successiva, l'Artista espresse tutta la sua ammirazione per quest'opera, che definì "un godimento per l'anima". 


sabato 23 marzo 2024

Bella porta di rubini: il testo, significato e pronuncia

Bella porta di rubini Parisotti Falconieri

Bella porta di rubini
 è un'aria da camera del compositore napoletano Andrea Falconieri (1585-6 - 1656), che apre la terza parte della celebre antologia di Arie antiche raccolte da Alessandro Parisotti (1853 - 1913).  

Parisotti Arie antiche

L'opera del Parisotti, senza dubbio superata dal punto di vista musicologico e storico, non essendo affatto conforme alla prassi esecutiva del periodo barocco, rimane comunque utilissima per la formazione dei giovani cantanti, che in essa trovano arie antiche molto belle e utilissime dal punto di vista didattico: vi si trova infatti una vastissima varietà di situazioni linguistiche, poetiche e musicali, concentrate in una tessitura prevalentemente centrale e quindi adatta per la prima impostazione vocale. 

Studiamo innanzitutto il testo, curando la corretta pronuncia e spiegando le parole antiche, il loro significato e le metafore in esso presenti.

Bella porta di rubini, testo
Il poeta esprime il suo amore per una donna descrivendo la bellezza della sua bocca e il suo fascino seduttivo. Esprime queste cose con metafore efficaci e sensuali. Il fascino della ragazza può essere inteso come metafora della bellezza, quale valore che alimenta la nostra anima.

Il testo è costituito da due strofe di sei versi ottonari ciascuna, con rime ABABCC.

Lo suddividiamo nei singoli versi (scritti in corsivo), seguiti da una parafrasi che ci aiuta a capire il significato di alcune parole antiche, non più in uso nella lingua italiana, e delle metafore.

Nota gli accenti acuto e grave posti sopra le vocali 'e' ed 'o', che servono a capire la corretta pronuncia.

Vediamo la prima strofa:

1 Bella pòrta di rubini

O bella bocca, che sembri una porta di rubini [metafora: i rubini sono pietre preziose di colore rosso]

2 ch'apri il varco ai dólci accènti,

che fai passare dolci parole,

3 che nei risi peregrini

che nei tuoi sorrisi preziosi

4 scopri pèrle rilucènti,

scopri i denti, che sembrano perle piene di luce,

5 tu d'amor dólce aura spiri

tu fai alitare una dolce aria

6 refrigèrio ai miei martiri.

che rinfresca le mie sofferenze.


Vediamo ora la seconda strofa:

7 Vezzosétta e frésca ròsa,

Tu che sembri una rosa graziosa e fresca,

8 umidétto e dólce labbro,

e sei un labbro umido e dolce,

9 ch'hai la manna rugiadósa

che hai un succo umido simile alla manna [metafora: la manna è una sostanza zuccherina prodotta da alcune piante]

10 sul bellissimo cinabro,

sulle labbra rosse, [metafora: il cinabro è un minerale rosso]

11 non parlar, ma ridi e taci;

non parlare, ma ridi e taci;

12 sien gli accènti i nostri baci.

i nostri baci siano le parole che ci diciamo.


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venerdì 9 febbraio 2024

Breve storia del festival di Sanremo, da Nilla Pizzi all'autotune

 

Festival di Sanremo
Quando ero bambino seguivo con i miei familiari il Festival di Sanremo, che all'epoca si svolgeva al Casinò. La mia formazione musicale, che innanzitutto è stata stimolata dai miei genitori e dai miei nonni, era ad ampio raggio e, accanto ai precoci ascolti di Bach, Mozart, Beethoven, non era affatto escluso il repertorio pop, che all'epoca veniva definito genericamente "musica leggera".

In realtà, riascoltandole oggi, mi pare che le canzoni degli anni Sessanta avessero spesso una qualità musicale, così come i testi avevano una qualità poetica. La linea melodica era sovente ricercata, generalmente inquadrata nella classica forma-Lied (con tutte le sue varianti) e sostenuta da armonizzazioni non banali. Gli arrangiamenti, poi, erano curati da professionisti di evidente formazione classica, e basati su una strumentazione che utilizzava gli strumenti tradizionali, spesso con il pianoforte in evidenza.

Festival di Sanremo
Negli anni Cinquanta, prima dell'avvento del modello rock and roll, la canzone melodica italiana derivava ancora dalla romanza da camera. I celebri successi di Nilla Pizzi sono precedenti alla mia nascita, ma io sono legato al ricordo di questa cantante per via di un disco che mia mamma mi faceva ascoltare quando ero piccolissimo, con evidente riferimento alla sua affettività materna: "Ascolta, mamma" ed "E' come un cucciolo".

Festival di Sanremo
Poi Modugno e il giovanissimo Dorelli: e qui i miei ricordi sono già diretti, "Volare (Nel blu dipinto di blu)" nel 1958 e "Piove (Ciao, ciao, bambina)" nel 1959. Ero neonato, ma la risonanza di queste canzoni è durata per anni, anche per la bravura indiscutibile dei due cantanti: la bellissima voce e l'autentico swing di Dorelli, la simpatia travolgente e, tra l'altro, la dizione perfetta di Modugno.

Festival di Sanremo
Nei primi anni Sessanta ricordo le partecipazioni di Paul Anka e i trionfi di Gigliola Cinquetti, nel 1964 con "Non ho l'età" e nel 1966 con "Dio, come ti amo", quest'ultima nuovamente in coppia con Modugno. 

Festival di Sanremo
Ricordo bene il successo di Caterina Caselli, con "Nessuno mi può giudicare" del 1966 e l'incontro casuale che ebbi, bambino, con il "Casco d'oro" nel bar della sede RAI di corso Sempione, a Milano.

Festival di Sanremo
Ma in quegli anni a Sanremo potevamo assistere agli esordi di cantautori che poi sarebbero diventati famosi, come Lucio Dalla e Lucio Battisti, e addirittura Giorgio Gaber: tutti artisti che poi percorsero strade diverse e ben distanti dal festival canoro. 

Festival di Sanremo
Mentre Fabrizio De Andrè credo non abbia mai partecipato, ricordiamo tutti la tragedia di Luigi Tenco nel 1967: un artista evidentemente troppo sensibile per potersi inserire in un meccanismo che ovviamente anche all'epoca era condizionato da pesanti interessi commerciali.

Ma gli anni Sessanta sono anche l'epoca delle apparizioni sanremesi di Celentano, con "Il ragazzo della via Gluck" (1966) e con la vittoria del 1970.

Diventano poi di moda i complessi (ricordo in particolare i Giganti e i Rokes) e altri cantautori di qualità, come ad esempio Sergio Endrigo.

E in particolare ricordo la presenza di artisti eccezionali, come Louis Armstrong, Lionel Hampton e Dionne Warwick nel 1968.

Festival di Sanremo

Festival di Sanremo

Festival di Sanremo

Festival di Sanremo
In anni più recenti, ho gioito per il trionfo di Alice (di scuola Battiato) nel 1981. Ricordo anche la bella voce di Anna Oxa e il successo di Roberto Vecchioni nel 2011. 

Per concludere, preferivo quel periodo musicale, senza gli artifici attuali della tecnica totalmente informatizzata, come l'Autotune che salva anche i cantanti più stonati. E nei testi non c'era questa diffusione di volgarità che vorrebbe sembrare "trasgressiva", ma invece è solo mirata a fare  audience.

Infine, non c'era tutto il contorno di discorsi e proclami, più o meno politically correct, come avviene oggi: anzi, ricordo che i cantanti non proferivano parola, e anche i presentatori (a cominciare dal mitico Mike, o dal primissimo Baudo) erano molto sobri.


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mercoledì 24 gennaio 2024

Quello che la Cortellesi non ha capito di Biancaneve

Cancel culture
Se ancora oggi, purtroppo, la nostra società è tormentata dal problema della violenza contro le donne, la colpa non è di Biancaneve.

Paola Cortellesi mi è sempre stata simpatica: la apprezzavo per le sue qualità di attrice anche quando non era ancora così famosa come adesso. Non ho visto il suo ultimo film, e mi riprometto di andare a vederlo: ne ho letto ottime recensioni.

Ho ascoltato la sua prolusione alla LUISS e ho apprezzato l'umanità dell'artista, che mi è sembrata emozionata e, ciò che più conta, mi pare abbia mantenuto una autenticità della persona, nonostante lo strepitoso successo della sua recente opera, peraltro sottolineato da lei con dati oggettivi. 

Tuttavia ho trovato poco felice quel passaggio del suo discorso che tratta la letteratura per l'infanzia, e in particolare la fiaba. Si tratta di un settore molto complesso, che è stato studiato in modo approfondito non solo dagli studiosi di questo genere specifico di letteratura, ma anche dagli antropologi e dagli psicoanalisti. Utilizzare i codici interpretativi della recente cancel culture mi sembra un'operazione rischiosa e poco corretta, benché indubbiamente molto di moda nel tempo attuale. 

Un errore analogo, e veramente madornale, direi più grossolano rispetto a quello della Cortellesi, fu compiuto anni fa da Margherita Hack, celebre e stimatissima scienziata astrofisica, che ebbe la malaugurata idea di pubblicare un libricino dedicato proprio alla letteratura per l'infanzia; un libricino che penso fu molto venduto, a causa della fama dell'autrice, ma la cui lettura è a dir poco imbarazzante per la sua superficialità, nel suo dileggio per magie ed incantesimi (ricordo che ce l'aveva soprattutto con Harry Potter ...), un dileggio che deriva evidentemente dalla sua abitudine a studiare i fenomeni fisici, la qual cosa richiede un approccio, una procedura, una mentalità affatto diversi da ciò che si richiede al lettore di fiabe.

Kinder und Hausmaerchen
La Cortellesi se la prende con Biancaneve (ed anche con Cenerentola). Innanzitutto occorre precisare che questo titolo non è una invenzione di Walt Disney, con il suo celebre cartone animato del 1937, bensì risale al 1812, con la prima edizione delle Fiabe (Kinder- und Hausmaerchen) dei Fratelli Grimm, a loro volta ispirati ad antecedenti più antichi, che risalgono almeno al seicentesco Giambattista Basile, e ancora più su alle Metamorfosi di Ovidio, e soprattutto ad una tradizione orale millenaria che i Grimm avevano inteso recuperare e consegnare alla letteratura. Troviamo dunque Schneewittchen, con importanti varianti, in tutte le edizioni dell'opera dei Grimm, fino alla settima del 1857.

Anche nel cinema, del resto, Biancaneve non nasce con Walt Disney, ma era stata il soggetto di almeno tre film precedenti, risalenti al secondo decennio del XX secolo. La grande novità di Disney fu soprattutto l'animazione dei bellissimi disegni, che consegnò alla storia il primo lungometraggio in cartoni animati (e, lasciatemelo dire, il primo capolavoro). Tra parentesi, noto che nessuno cita mai Bambi, che a mio giudizio resta il capolavoro assoluto nella produzione disneyana.

Letteratura per l'infanzia
Il problema è che Paola Cortellesi applica una chiave di lettura razionalista e ideologica in un settore letterario che richiede altri parametri di comprensione, come già avevano sottolineato Froebel e i Grimm nel XIX secolo, e prima ancora il Vico: la fiaba non è un racconto realistico, e le chiavi di lettura razionaliste sono inadeguate a spiegarne il senso profondo e le risonanze inconsce nell'animo del lettore.

Carl Gustav Jung e sua moglie Emma Rauschenbach hanno chiarito molto bene, nelle loro opere, il ruolo delle fiabe e dei miti come strumenti necessari di esplorazione dell'inconscio. Il tema, affrontato da Jung a partire dalla sua opera fondamentale Simboli della trasformazione, è stato trattato da Emma in due testi, rispettivamente del 1931 e del 1950, oggi raccolti nel volume Animus e Anima (trad. it. Torino, Bollati e Boringhieri, 1992). Bruno Bettelheim ha dedicato uno studio famoso all'interpretazione psicoanalitica delle fiabe: Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe (1976, trad. it. Milano, Feltrinelli, 1977). Cerco brevemente di chiarire alcuni aspetti.

Innanzitutto, la fiaba, come ogni racconto fantastico, non può essere ridotta ad una sola interpretazione: la polisemia, che caratterizza ogni opera d'arte, richiede il riconoscimento di molteplici chiavi di lettura, anche contrastanti.

Ovviamente il punto di partenza per la comprensione delle fiabe è il limite del razionalismo e la consapevolezza che esiste un inconscio che per noi umani è difficile riconoscere, ma che abbiamo il dovere di portare alla luce. Scrive Emma: "Mentre il razionalismo scientifico ha per lungo tempo trascurato il significato di queste esperienze [ossia dell'inconscio, espresso da miti, fiabe, sogni, fantasticherie], identificando la totalità della psiche con l'Io cosciente, la psicologia medica moderna è di recente pervenuta a concezioni sorprendentemente simili alle antiche credenze di cui si è detto" (p.34). "Le ricerche della psicologia del profondo hanno mostrato che le forme prodotte dalla spontanea attività mitopoietica della psiche non vanno concepite soltanto come semplici riproduzioni o trascrizioni di eventi esteriori, ma come espressione di stati psichici interiori (p.73).

Le varie figure della madre e del padre, delle fate e delle streghe, eccetera, sono archetipi in quanto diffuse ovunque, in ogni epoca ed in ogni cultura umana.

Narcisismo
L'archetipo della donna, in particolare, contiene elementi vari e contrastanti: ecco perché nelle fiabe troviamo fate buone e streghe cattive, così come per l'archetipo maschile troviamo maghi buoni e orchi orrendi. Nella nostra fiaba, troviamo la Matrigna/Strega contro Biancaneve. La Cortellesi ironizza sulla immagine negativa della donna rappresentata dalla Matrigna/Strega, ma essa esiste nella realtà! Ne ho incontrate anche io nel corso della mia vita (accanto a fate buone, maghi benigni e orchi orrendi, beninteso). Negarne l'esistenza significa nuovamente falsare la realtà, cioè fare una operazione analoga a quella che si vuole contrastare. 

A scanso di equivoci, ricordo che anche ad Emma Jung, ovviamente, sta a cuore combattere il pregiudizio di una presunta inferiorità femminile (p.54).

Animus e Anima
Uno degli aspetti fondamentali che Carl ed Emma hanno individuato sta nei concetti di Animus Anima, ossia nella presenza inconscia di una componente maschile nella psiche della donna e di una componente femminile nella psiche dell'uomo. Il problema è diventarne consapevoli, perché se tali componenti restano del tutto inconsce provocano veri e propri disastri, mentre assumerne consapevolezza porta ad acquisire risorse importanti per la propria maturazione psicologica, ciò che Jung chiama individuazione.

Animus Anima hanno, entrambi, caratteristiche opposte e quindi ambivalenti. Il bene e il male convivono in ogni persona, come del resto già sapeva Lutero quando esprimeva il suo celebre motto: Simul peccator et justus. La Jung scrive: "A seconda dei casi, essa [l'Anima] può comparire con caratteristiche opposte, come creatura luminosa o oscura, soccorrevole o distruttiva, nobile o ignobile" (p.58; e cfr. p.91).

L'Autrice tratta anche dello specchio magico, come luogo tipico della narrazione archetipica, perché sollecita il rispecchiamento e quindi l'esplorazione di sé (p.92).

Biancaneve Disney
Anche i personaggi maschili, come quelli femminili, possono avere caratterizzazioni di bontà o di cattiveria e ricordiamo che le qualità morali, inevitabilmente mischiate nelle persone reali, sono estremizzate nel racconto fantastico proprio per assumere una immediata efficacia sull'inconscio del lettore. La Cortellesi ironizza sul maschio che salva la femmina, a cominciare dal cacciatore che dovrebbe ucciderla, ma ne ha compassione: "perché è bella", dice la Cortellesi, forzando evidentemente la narrazione per fini ideologici. No, il cacciatore non la salva perché è bella, ma perché la sua Anima (ossia la sua componente femminile) ha capito che sta per compiere un gesto orrendo e disumano. Emma lo spiega bene: "L'Anima rappresenta la componente femminile della personalità dell'uomo ... in altre parole, essa rappresenta l'archetipo del femminile" (p.73; e cfr. p.84). 

Biancaneve Disney
Al tempo stesso, Biancaneve svolge una analoga funzione di guida, e dunque salvifica, nei confronti dei nani: in questo caso, dunque, è il suo Animus  che la spinge a fare da "maestrina" ai nani, ad esempio istruendoli sulla necessità di lavarsi; e forse non è un caso che, mentre la Cortellesi ironizza sul fatto che lei sarebbe la "colf" dei nani, trascura completamente questo dettaglio, la funzione educativa di Biancaneve sui nani, benché esso abbia ispirato a Disney una delle scene più belle (e, guarda caso, meno citate) del suo film.

Dunque, la funzione salvifica può essere esercitata indifferentemente dall'Animus di una donna, come dall'Anima  di un uomo: e allora non scandalizziamoci, se è un "Principe Azzurro" a far "risorgere" Biancaneve, così come fa Mignolina, una donna, con la rondine, nella celebre fiaba di Andersen. Il Principe, come Mignolina, è metafora dell'amore che salva, che può essere rappresentato da un uomo o da una donna. Comunque, proprio nella scena del risveglio di Biancaneve c'è una importante differenza nel racconto dei Grimm, rispetto al film di Disney: non il bacio del Principe, bensì l'espulsione della mela avvelenata dal corpo della ragazza, determinata da uno scossone nel trasporto della bara, ne provoca il risveglio. 

Biancaneve Disney
Nel racconto poi sono importanti gli animali, creature della natura, che la Cortellesi trascura, sempre per lo stesso motivo, ossia perché la sua lettura è ideologica, parte cioè da un pre-giudizio. Gli animali sono le voci della natura, prevalentemente benefiche, che aiutano la protagonista e la accompagnano nella difficoltà. Molto importante, in questo senso, la presenza di tre uccelli simbolici nella fiaba dei Grimm (non ricordo se siano presenti anche in Disney), venuti a piangere la sua morte: un gufo, un corvo e una colomba, che, secondo il Bettelheim (p.205) sono simboli rispettivamente della saggezza, della consapevolezza matura e dell'amore.

Il mondo incantato
Ho usato volutamente la parola "risveglio", nel finale della fiaba, perché mi sembra esprima bene il suo senso profondo: la storia di Biancaneve è una storia di crescita psicologica, di maturazione che passa attraverso varie prove e, inevitabilmente, alcuni errori. In questo ci è molto utile la lettura di Bruno Bettelheim, che parte da un approccio un po' differente rispetto agli Jung perché, credo, è più legato al modello freudiano. 

Narcisismo
Innanzitutto l'Autore sottolinea il significato dello specchio come strumento del narcisismo (p.195): noi sappiamo bene che il "genitore narcisista" può essere il papà, ma anche la mamma, e in ogni caso produce disastri sui figli ... Il cacciatore è visto da Bettelheim come rappresentante della figura del padre, ma debole (pp.197-8). Deboli appaiono anche i nani, metafora di una umanità non adulta, relegata in una esistenza preedipica (pp.200 e 202), benché dedita al lavoro con impegno (p.201). 

Inconscio
La storia di Biancaneve è vista da Bettelheim come il racconto metaforico di una maturazione progressiva, dall'infanzia alla maturità, che nell'adolescenza trova i suoi momenti di maggiore travaglio critico, comprendente anche errori e cadute: ecco perché la protagonista cade nelle trappole tese dalla Matrigna/Strega. .Dunque, un percorso di crescita, con una conclusione felice, come è terapeutico che sia in una fiaba (altrimenti perderebbe la sua funzione), mentre per la Cortellesi Biancaneve rimane una bambina bisognosa di essere salvata dal maschio: ma, appunto, questa è una lettura razionalista, che rimane legata alla narrazione come se fosse un racconto realistico, cosa che una fiaba assolutamente non è. 

Ovvio che poi ogni racconto possa essere interpretato e quindi trasmesso con funzione ideologica: e quindi ha ragione la Cortellesi se immaginiamo che tantissimi genitori abbiano raccontato Biancaneve come se fosse la storia di una bambina ingenua salvata dal prode maschio. Tuttavia, questo non è il messaggio profondo di questa fiaba.

Concludo con le parole di Emma Jung: "In un'epoca in cui le forze separatrici sono così minacciose e dividono tutto, i popoli, gli individui e gli atomi, è doppiamente necessario che anche le forze unificatrici, quelle che tengono le cose insieme, siano efficaci. La vita si basa sull'armonico accordo del principio maschile con quello femminile, anche all'interno della singola persona; ecco perché la congiunzione di questi opposti rappresenta uno dei compiti più importanti della psicoterapia contemporanea" (p.115). Parole che dovrebbero stare a cuore a chiunque intenda combattere la piaga del sessismo.

Dunque, se ancora oggi, purtroppo, la nostra società è tormentata dal problema della violenza contro le donne, la colpa non è di Biancaneve.


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