lunedì 27 aprile 2020

I colori delle emozioni e la musica

I colori delle emozioni e la musica. 

I colori delle emozioni
Pagina notturna del mio diario. Verso la mezzanotte accendo lo stereo e indosso le cuffie. Continuo ad ascoltare la musica che mi emoziona. Penso a varie persone, belle e brutte, della mia vita presente e del mio passato. Vado a dormire alle 2.45. La mattina dopo mi sveglio e sento un grande benessere. L’emozione forte di ieri notte (musica, anche al buio: sorridendo, scherzando, piangendo, sognando, amando, credendo ora anche in me stesso) mi ha fatto bene

Emozioni
Eppure c’è chi, dopo cento anni di studi scientifici di psicologia, crede ancora che emozionarsi sia negativo e che alimentare nei giovani questo atteggiamento sia scorretto pedagogicamente. Secondo certi esperti occorrerebbe reprimere le emozioni per lasciare spazio alla mera speculazione intellettuale. Bisognerebbe, secondo alcuni, respingere l’abbandono spontaneo alla magia del suono e del ritmo, che è temuta come una sorta di narcosi musicale; bisognerebbe piuttosto proporre una fredda analisi, vigilando nella costante attenzione contro il rischio di un trasporto emotivo, che in realtà non si saprebbe accettare, né tanto meno orientare. L’ideale della fruizione musicale sarebbe dunque (molti l’hanno inteso così) un compassato self control

No! Qui c’è un equivoco di fondo: la musica allora sarebbe solo un arido esercizio intellettuale. Ciò è necessario, ma non è sufficiente. La musica deve anche emozionarci. Noi non abbiamo più il diritto di continuare a reprimere le nostre emozioni. Penso ad esempio al jazz e a tutta la musica afroamericana: in questa tradizione la componente emotiva è assolutamente essenziale, è intrinseca alla creazione artistica. E, pensandoci bene, lo è stato anche per tutti i maggiori compositori della tradizione europea.

I colori delle emozioni
Certo, c’è emozione ed emozione, le emozioni sono diverse da persona a persona e, per ogni persona, sono diverse da momento a momento; ci sono emozioni che producono benessere, ci sono emozioni che producono malessere: emozioni che conducono verso la vita, emozioni che conducono verso la morte. Ecco perché possiamo parlare di colore delle emozioni. Qui subentra allora il lavoro di psicoanalisi: e se non stiamo troppo male possiamo tentare di esercitare con successo l’autoanalisi. Dobbiamo imparare anzitutto ad accettare le nostre emozioni e poi anche ad integrarle, a convertirle: convertire nel senso di tramutare, ma anche nel senso di indirizzare, dirigere (la parola magica è, dunque, conversione). 

Ci sono poi anche “emozioni intellettuali”: certamente non ho inteso svilire o sminuire il valore dell’intelligenza! L’intelligenza può felicemente convivere con l’emotività. A me ad esempio emoziona il contrappunto, mi emoziona lo sviluppo tematico, insomma mi emoziona la creatività intelligente (stamattina, nel mio benessere postemozionale, ho analizzato la Sonata op. 10 n. 2 di Beethoven con una mia collega). C’è però tutta una storia della cultura moderna e contemporanea che rifiuta di accettare la natura e l'esistenza stessa della vita emotiva: queste tendenze razionaliste ignorano una dimensione essenziale della persona umana.

gospel
Persino nel rapporto con Dio non siamo lasciati liberi di vivere emotivamente: i teologi (occidentali, razionalisti) diffidano da un rapporto emotivo con Dio. Anche in questo caso ripeto: l’intelligenza può convivere beneficamente con l’emotività. Nella mia vita di fede ad esempio è fondamentale la testimonianza dei fratelli afroamericani, che cantano e ballano per esprimere la loro fede. Penso alla grande Mahalia Jackson, che ha cantato e ballato e perfino “sudato” la fede per le masse dei diseredati e degli oppressi e per tutti gli uomini di buona volontà

Emozioni
Penso al sublime spiritual We shall overcome che accompagnava il movimento pacifista nero: nella grandiosa manifestazione a Washington nel 1963 i dimostranti erano guidati da Martin Luther King e tra loro c’era anche Harry Belafonte, il celebre cantante del calypso e di Banana Boat

Penso a
Emozioni
Père Duval, il dolcissimo e malinconico chansonnier della fede, una fede travagliata, non semplice, ma indomita. 

Emozioni
Penso però anche a Johann Sebastian Bach, l’autore che molti ritengono troppo cerebrale: la Passione secondo Matteo è invece musica di altissima temperatura emotiva, anche se la distanza storica che ci separa dall’autore ci pone problemi complessi di interpretazione; ma le intuizioni critiche di Spitta e di Schweitzer sono ancora oggi valide (riprese anzi dagli studiosi contemporanei più attenti al rapporto tra musica e psicologia) e stanno a dimostrare la realtà di una emotività musicale che percorre i secoli. 

Vangelo secondo Matteo
Penso anche all’uso della musica nel film Vangelo secondo Matteo di Pasolini: la musica nel cinema ha spesso una funzione di coinvolgimento emotivo e Pasolini mi sembra consapevole e sensibilissimo nel conseguire questo obiettivo. Ovviamente si potrebbero fare moltissimi altri esempi di uso efficace della musica nel cinema, per non parlare dell'importanza delle emozioni nell'opera lirica, in particolare nel periodo romantico.

Cosa concluderne? Se enfatizziamo solo l’aspetto intellettuale e reprimiamo l’emotività, siamo destinati alla frustrazione, all’impotenza, alla nevrosi: con buona pace del nostro ruolo di pedagoghi. Continui pure, chi vuole, a reprimere le proprie emozioni: io non lo seguo, perché ho capito (sperimentando su me stesso) che la musica può essere praticata come autoterapia: la musica è un linguaggio che ci permette di liberare e convertire le nostre emozioni.
(Sera-notte tra il 29 e il 30 gennaio 1996; 
ancora valido nel 2020!)


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