domenica 30 dicembre 2018

Pizzetti, Tre Sonetti del Petrarca

La musica vocale da camera italiana nella prima metà del Novecento si arricchisce con il contributo di importanti compositori, che, seguendo la tradizione musicale e poetica della storia italiana (a partire dal Basso Medioevo), colgono occasione per rinnovare il linguaggio rispetto all'eredità ottocentesca.

Ildebrando Pizzetti Sonetti
Tra questi è importante ricordare Ildebrando Pizzetti (1880-1968), che D'Annunzio volle chiamare "Ildebrando da Parma": sia nelle sue opere di teatro sia nella sua musica da camera egli ha dedicato grande attenzione e cura alla vocalità, richiamandosi a modelli antichi e anche antichissimi (ad esempio il canto gregoriano) per realizzare un moderno stile di declamato melodico severo e suggestivo.

Francesco Petrarca Sonetti
Nei Tre Sonetti del Petrarca, "In morte di madonna Laura" (ed in realtà ispirati dalla morte prematura della prima moglie del compositore, Maria Stradivari) possiamo percepire chiaramente questa prosodia melodica, che fonda la sua risonanza espressiva sul ritmo e sul suono della parola. Il modello di riferimento ideale sembra qui il "recitar cantando" del primo Seicento italiano. Ma la crudezza del tema della morte allontana momentaneamente il musicista dalla rassicurante eufonia degli antichi modi ecclesiastici, orientandosi piuttosto su un lacerante cromatismo, che costringe la musica ad un continuo, instabile vagare tra tonalità anche lontane.

Ad esempio, l'incipit del primo Sonetto, "La vita fugge e non s'arresta un'ora", collega bruscamente il fa minore iniziale con la tonalità lontana di mi minore. Il pezzo procede come cercando una stabilità tonale continuamente elusa dal tormentoso incedere della linea melodica, che il pianoforte asseconda modificando incessantemente la prospettiva tonale.

Nel secondo Sonetto, "Quel rosignuol che sì soave piagne", l'effetto di imitazione del sublime uccelletto canoro è affidato essenzialmente al pianoforte, mentre la voce ripropone il suo sofferto declamato, nell'incerto e tortuoso peregrinare tra tonalità lontane. Gli slanci tragici verso il registro acuto sono annientati dal trionfo dei suoni cupi del grave.

Il terzo Sonetto, "Levommi il mio pensier in parte ov'era", apre ad una prospettiva religiosa e perciò recupera quel diatonismo terso e rassicurante, che richiama mediante la scelta musicale ad un ideale di spiritualità purificata dalle angosce della vita terrena.

Su Youtube troviamo alcune esecuzioni interessanti di queste liriche di Pizzetti: il tenore rumeno Petre Munteanu (clicca qui), il soprano Mara Zampieri (clicca qui e poi qui e infine qui). Purtroppo in entrambi i casi non sono indicati i nomi dei pianisti.

Nessun commento:

Posta un commento