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giovedì 9 gennaio 2020

Suonare l'opera al pianoforte. Un esempio da "Cavalleria Rusticana" di Mascagni

Suonare l'opera al pianoforte è una pratica che richiede competenze specifiche: si tratta in particolare di rendere l'idea della versione originale per orchestra, limitandosi al solo pianoforte. Non si tratta ovviamente di "imitare" il suono dell'orchestra, ma piuttosto di "evocarlo" mediante scelte di strumentazione pianistica e di timbro strumentale adeguate all'effetto che si intende simulare.

Mascagni
Prendiamo un esempio, dalla "Cavalleria Rusticana" di Mascagni (1890) e specificamente l'introduzione orchestrale al Coro "Gli aranci olezzano".

La riduzione pianistica che si usa abitualmente è quella classica, realizzata da Leopoldo Mugnone per l'edizione originale Sonzogno del 1891. Notiamo che già nella prima esposizione del tema principale la melodia è raddoppiata all'ottava, mentre la mano sinistra esegue un accompagnamento a parti late che richiede continui salti tra il basso e le parti interne.

Gli aranci olezzano

Successivamente, in corrispondenza con la prima entrata del coro, la scrittura è ancora più massiccia, in particolare nella mano sinistra.

Cavalleria Rusticana

Non si possono fare eccessive semplificazioni per "facilitare" la parte pianistica, perché ciò andrebbe a precludere l'effetto di evocazione del suono orchestrale: non è possibile, ad esempio, eseguire la melodia con tasti singoli, eludendo il raddoppio di ottava e il riempimento in accordi in alcuni momenti di appoggio. Infatti, se osserviamo la partitura d'orchestra, notiamo che inizialmente il tema è dato a tutti gli archi, con raddoppi di ottava tra violini (primi e secondi all'unisono, più l'oboe 1) e viole all'unisono coi violoncelli. L'effetto è già vigoroso e ben sostenuto nel suono, come si può facilmente notare all'ascolto.

Gli aranci olezzano

Nella successiva ripresa, all'entrata del coro, la scrittura orchestrale si fa ancora più massiccia, con l'entrata di tutti i fiati (comprese le squillanti trombe), disposti addirittura su tre ottave, mentre l'accompagnamento è scandito da percussioni e tuba (oltre ai bassi degli archi e dei fiati) e in particolare con i pesanti accordi dei tromboni.

Cavalleria Rusticana di Mascagni

Tutto ciò non si può rendere con un suono leggero e cameristico, ma con un suono potente e massiccio, benché sempre morbido e mai sforzato. La suggestione del suono orchestrale deve accompagnare l'idea sonora del pianista, pronto ad accompagnare anche un grande coro, in questa pagina festosa e luminosa che non lascia presagire ancora l'imminente tragedia che sarà raccontata nell'opera.

Possiamo ascoltare una bella esecuzione orchestrale, diretta dall'autore stesso nel 1940 al Teatro alla Scala di Milano, a questo link.




giovedì 11 settembre 2014

Cantare coinvolge il corpo e l'anima

Coro Ecumenico di Verona
Traduco un breve estratto (p.75) dal più famoso metodo tedesco per coro: Basiswissen Kirchenmusik 2 (Chor- und Ensembleleitung), ossia Nozioni di base di musica da chiesa, volume 2 (Direzione di coro e di ensemble), che tra l'altro si definisce testo ecumenico, perché destinato a chiese di varie confessioni.
  
Formazione vocale corale
Rilfessioni iniziali

Il canto è un dono umano. Solo l'uomo può portare immediatamente all'espressione le sue emozioni e i suoi sentimenti ed esprimersi artisticamente cantando.

Cantare è un evento olistico sia per il cantante che per l'ascoltatore.
Una cantante che presenta una canzone felice in modo convincente vedrà facce felici nel suo pubblico e anche se il testo non è stato capito.
 
Viceversa, ha effetti sugli ascoltatori, quando un coro canta solo forzato e ad alta voce. In tempi relativamente brevi, il pubblico reagirà con disagio, perderà interesse, si schiarirà la gola e tossirà.
 
Voce e stato d'animo sono direttamente correlate tra loro.
Nel parlare e nel cantare l'individuo diventa persona (dal latino personare, risuonare per mezzo di qualcosa).
Anche nell'uso linguistico si riflette il fatto che l'uso della voce riguarda sempre tutta la persona: essere ben disposto, stare meglio oppure peggio, determinare, concordare, assentire – tutti esempi della parte olistica e comunicativa della voce.
 
Il lavoro sulla voce è sempre quindi un lavoro su tutta la persona, corpo e anima.

Fin qui la mia traduzione. Particolarmente interessante, nell'originale tedesco, il gioco di parole fra Stimme (voce) e Stimmung (stato d'animo), con varie derivazioni verbali: wohlstimmen (che ho tradotto con: essere ben disposto), bestimmen (determinare), abstimmen (concordare), zustimmen (assentire). 

lunedì 24 febbraio 2014

Elementi di Didattica e Pedagogia Musicale

Il corso di Elementi di Didattica e Pedagogia Musicale, che mi è affidato da alcuni anni in un Conservatorio italiano, è ordinamentale per gli studenti di I anno del Biennio Superiore di II livello per tutte le discipline. Si tratta di un corso di 15 ore (divise in 15 lezioni di un'ora ciascuna) e consiste in un Insegnamento obbligatorio nel I anno, mentre nel II anno si può inserire nel piano di studi un secondo corso, facoltativo, che avrà carattere di approfondimento monografico.
In considerazione del particolare percorso formativo del Biennio di II livello ad indirizzo interpretativo-compositivo, caratterizzato da una forte personalizzazione del piano di studi, i programmi dei singoli insegnamenti sono definiti dal docente incaricato.
Socrate, metodo maieutico
Presentandomi agli studenti, auspico innanzitutto che gli incontri non siano improntati al classico schema della lezione frontale, pur curando la trasmissione di informazioni e riferimenti alle fonti più autorevoli. Desidero invece che le lezioni lascino un adeguato spazio alla libera discussione, stimolata dalla lettura di alcuni brevi testi citati dalle opere di autori importanti.
Il programma del corso si articola nelle seguenti fasi:
  • tre lezioni introduttive (nn.1-3) sono dedicate a Concetti generali di Didattica e Pedagogia, prescindendo dunque, in certo qual modo, dallo specifico della musica, anche se, come è evidente, ogni argomento può trovare precisi riferimenti alla pratica dell'insegnamento musicale; non si intende fare in queste lezioni un riassunto della storia della Didattica e della Pedagogia, ma piuttosto cogliere, in una rapida carrellata, alcuni spunti di riflessione;
  • quattro lezioni (nn.4-7) sono dedicate alla Storia della Didattica e della Pedagogia Musicale; qui il discorso assume un più ampio carattere di descrizione e di informazione, come è ovvio, con particolare attenzione ad alcuni autori e ad alcuni testi esemplari;
  • due lezioni (nn.8-9) riguardano L'organizzazione attuale degli studi musicali in Italia, anche in relazione con le altre realtà europee. In particolare, viene presentato il Nuovo Ordinamento dei Conservatori in Italia.
  • Direzione d'orchestra
    A partire dalla lezione 10 affrontiamo lo studio di Metodi e tecniche della didattica, nei vari àmbiti della ritmica, dell'ascolto, dell'educazione dell'orecchio, dell'educazione vocale e corale, della pratica strumentale, della improvvisazione, della direzione musicale (d'orchestra o di coro), della composizione; accennando, per ognuno di questi àmbiti, ad alcuni fra i più importanti autori e alle migliori pubblicazioni del settore.

lunedì 19 dicembre 2011

Brahms nella scuola media

Il problema dell'educazione musicale dei giovani trova un passaggio cruciale negli anni della scuola media. Alcuni lamentano una carenza in questo ambito scolastico, che spesso è la prima occasione di apprendimento ma a volte delude le aspettative e l'entusiasmo dei ragazzi. Se l'insegnamento avviene con metodi tradizionali, quali ad esempio la pedante dettatura di testi, l'apprendimento meccanico della notazione, l'ascolto passivo di pagine importanti ma difficili della storia della musica (ad esempio le grandi Sinfonie romantiche), il risultato che si ottiene può essere di effetto negativo e respingente.

I giovani hanno un grande bisogno di musica e sono stimolati da molti modelli imposti dal mercato mediante la televisione, i mezzi informatici e ogni altro canale di diffusione. Il problema è riuscire a trovare la strada per farli crescere nella comprensione e nella competenza, senza annoiarli e senza provocare in loro una reazione negativa.

Io credo che l'educazione musicale nella scuola media possa essere utile soltanto se i ragazzi possono fare un'esperienza viva, diretta, partecipata della musica; occorre porsi un obiettivo, piccolo o grande che sia, ma farlo realizzare dai ragazzi direttamente.

A proposito di Sinfonie, io ricordo l'impressione che mi fece, da ragazzino, l'inizio della Prima Sinfonia di Brahms, ascoltata dal vivo e poi su disco in prima media: questo stacco solenne e tragico scandito dal ritmo incessante e ossessivo dei timpani era stato per me ragazzino veramente impressionante. Con ciò voglio dire che basterebbero due minuti di ascolto (certo non tutta la Sinfonia!) e poi applicazioni pratiche che permettessero ai ragazzi di vivere in prima persona quel preciso evento musicale: così, senza fatica, si avvicinerebbero nientemeno che a Brahms! un autore che sembra lontanissimo dal vissuto dei nostri giovani, ma non è giusto che lo sia.

Non è giusto che i nostri giovani perdano l'occasione di conoscere un grande musicista quale è stato Johannes Brahms (1833-97).

Mi pare comunque di capire che il lavoro di educazione musicale nella scuola media dipenda molto dalla volontà e dall'iniziativa del singolo insegnante: in certi casi, i risultati sono ottimi.

sabato 29 ottobre 2011

Suonare Bach, suonare canzoni moderne

Riporto nel blog la mia risposta ad un giovane pianista che si chiedeva come mai, avendo imparato con diligenza a suonare abbastanza bene alcuni dei "23 Pezzi Facili" di Bach, non sapesse però eseguire in maniera soddisfacente canzoni moderne; lui citava ad esempio la celeberrima "Smoke gets in your eyes".

In realtà si tratta di generi musicali diversi che richiedono approcci diversi: saper suonare Bach non significa automaticamente saper suonare le canzoni moderne.

Quando mi è capitato di dover rispondere a richieste nel genere "pop moderno" (chiamiamolo così, per intenderci), nel quale non sono molto esperto (anche se lo apprezzo e lo ascolto fin dall'infanzia), ho usato il criterio di ascoltare con attenzione le esecuzioni: oggi con "YouTube" è molto comodo. Cerco di fare (o di far fare all'allievo) un ascolto attento di tutti i parametri: altezza dei suoni (melodia e armonia), fraseggio ritmico (swing), strumentazione, stile vocale; poi trascrivo (trascriviamo) su pentagramma. Credo sia in ogni caso un ottimo esercizio.

Ad esempio, lo scorso anno mi è capitato di trascrivere "Nessuno", la canzone cantata da Mina, credo del 1959, che tra l'altro prevede nell'originale un "solo" strepitoso per sax. Lo abbiamo realizzato in Conservatorio in una esecuzione per voce, sax tenore e pianoforte: personalmente mi sono molto divertito!


La foto che riproduco si riferisce al "mitico" Quartetto Cetra, che ho amato moltissimo quando ero bambino: e ribadisco anche oggi, "con il senno di poi", che erano bravissimi nel loro genere.

PS: poi torno sempre a Bach, ma questo è un altro discorso...