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domenica 22 gennaio 2023

Le Variazioni di Beethoven sopra un tema di Paisiello

Nel periodo classico, ed in particolare a Vienna, era molto frequente la composizione di Variazioni sopra temi celebri. Si tratta in realtà di una prassi molto antica, che percorre tutta la storia della musica, ma che ha avuto un'applicazione particolarmente felice in quel periodo. In molti casi questa pratica era la conseguenza di una attività concertistica dei compositori, perché le due professioni (creatore di musica ed interprete) non erano rigidamente separate, ma al contrario erano abitualmente praticate da tutti i musicisti.

Beethoven giovane
Beethoven giovane,
dipinto di Hornemann

Anche Beethoven, come Haydn e Mozart, si dedicò fin dalla giovinezza a questa forma musicale, che utilizzerà in modo sempre più raffinato fino agli ultimi anni. Possiamo dire che lo stile delle Variazioni beethoveniane evolve progressivamente da una concezione di abbellimento e di virtuosismo strumentale, tipica di un concetto di arte come intrattenimento, ad una ricerca sempre più complessa ed ardita sulle possibilità strutturali della variazione, secondo un ideale più alto e quasi astratto di creatività musicale. 

Notiamo comunque che anche nelle opere giovanili si intravede qualcosa del genio maturo. E' il caso delle Sei Variazioni sopra un duetto di Paisiello, composte da Beethoven nel 1795. Il compositore, giunto a Vienna da tre anni, utilizza un tema tratto da un'opera recente, L'amore contrastato, nota poi come La molinara, che Giovanni Paisiello (Taranto 1840 - Napoli 1816) aveva rappresentato a Napoli nell'autunno 1788 e che, con grande successo, era giunta fino a Vienna. Un tema dolcemente aggraziato, di tipico gusto italiano, che era subito entrato nel patrimonio comune degli amatori di musica. 


Nel cor più non mi sento
Frontespizio e prima pagina 
dell'edizione originale (Vienna, 1796)

Ho pubblicato su Youtube una mia recente esecuzione delle Variazioni di Beethoven, che si possono ascoltare a questo link

Nel cor più non mi sento

La fama immediata del tema di Paisiello è dovuta alla felice espressione di quella Empfindungskeit che rappresenta il nucleo della poetica di fine secolo: una sorta di preromanticismo, ancora legato ai dettami formali del classicismo, ma già orientato alla rappresentazione musicale di sentimenti più intimi.

Celebre in tutto l'Ottocento, questa melodia è stata poi immortalata nel 1885 da Alessandro Parisotti (1853-1913) nella sua celebre raccolta di Arie antiche, adattate in forma di romanza per canto e pianoforte, ad uso degli studenti di canto e degli amatori. Ed in questa versione viene ancor oggi spesso eseguita in concerto.

Beethoven giovane
Beethoven in un ritratto di Riedel

Il giovane Beethoven, che aveva raggiunto Vienna nel 1792 con l'intento di affermarsi come pianista e come compositore, produsse subito molte opere, in particolare per il suo strumento, il pianoforte. Tra queste, le Variazioni sopra un tema di Paisiello: esse sono catalogate con la sigla WoO 70; si tratta dunque del numero 70 tra le "Werke ohne Opus", ossia le opere che non hanno un numero d'opus ufficiale.

Spesso si ascoltano esecuzioni che sottolineano il carattere virtuosistico, certamente non assente nell'intento del giovane musicista. Tuttavia io preferisco una lettura più riflessiva, che va oltre l'aspetto meramente strumentale, ricercando questo nucleo di Empfindugskeit che in modo così significativo anticipa la poetica romantica della sua produzione maggiore.

Tema con variazioni
Nella esecuzione del Tema, ad esempio, è importante fare riferimento al modello vocale. Perciò penso che non sempre le piccole note di abbellimento debbano essere eseguite come acciaccature, ma in alcuni casi sia preferibile l'appoggiatura: ho adottato perciò una soluzione mista. Inoltre, è importante rendere il carattere dolce, sentimentale di questo tema, evitando uno stacco troppo veloce ed una interpretazione troppo brillante.

Le prime tre Variazioni presentano il classico gioco di agilità affidato dapprima alla mano destra, poi alla sinistra, ed infine alle due mani alternate. Mi pare però che Beethoven vada oltre il gioco puramente tastieristico, valorizzando piuttosto il valore espressivo dell'ornamentazione, intendendo cioè le "fioriture" proprio in senso suggestivamente etimologico, come fiori profumati, di cui va assaporata la piena fragranza: ecco perché una velocità eccessiva potrebbe renderne più superficiale l'effetto. 


Tema con variazioni

Tema con variazioni


Tema con variazioni


Va notata, poi, già nella mano sinistra della prima variazione e poi nella terza, l'uso dei suoni sforzati sul tempo debole, che diventeranno una delle caratteristiche salienti dello stile beethoveniano maturo. 

La Variazione 4, che utilizza il cambio di modo (sol minore anziché sol maggiore) rappresenta il culmine del climax espressivo, con le piccole appoggiature "dolenti" su armonie dissonanti, che valorizzano il canto, il quale deve assolutamente prevalere, anche nella sua piccola evoluzione contrappuntistica, un dialogo a due voci tra le due mani.

Tema con variazioni

Con la Variazione 5 il tono generale si alleggerisce, anzi la musica assume quasi un sapore umoristico, soprattutto per il ripetersi "ostinato" della terzina ammiccante, che si ripete continuamente, quasi sbeffeggiando bonariamente. Tutto ciò perché il dolore espresso nella variazione precedente è cosa tenue e subito, come in Paisiello, prevale il sorriso.

Tema con variazioni

La Variazione 6 recupera la cantabilità originaria del tema, ora avvolto in una figurazione più continua di dolce movimento in sestine di sedicesimi. In questo caso trovo assolutamente legittimo prolungare leggermente la durata dei suoni del canto, e anche del basso, in modo che prevalgano nella successione continua dei suoni; esattamente come si praticava all'epoca, e come tuttora fanno i pianisti che suonano su tastiere storiche.

Tema con Variazioni

L'ultima Variazione procede senza soluzione di continuità ad una Coda, nella quale sarebbero previste le mani incrociate, ma si può benissimo eseguire con uno scambio alternato tra le due mani: infatti, anche in questo caso non si tratta di virtuosismo, ma al contrario del prevalere progressivo della dolcezza, che sfuma verso il pianissimo conclusivo.

Tema con Variazioni


mercoledì 12 agosto 2020

Diabelli, Quattro Rondini op. 140 per chitarra e pianoforte

Diabelli chitarra e pianoforte
Nella attività di un pianista collaboratore non è frequente la possibilità di eseguire repertorio per chitarra e pianoforte. Forse si pensa che i due strumenti, l'uno a corde pizzicate, l'altro a corde percosse, non siano facilmente compatibili fra loro. Eppure esiste una produzione abbastanza consistente, soprattutto nella prima metà dell'Ottocento e, riscoprendola, ci si accorge che proprio la comune natura cordofona assicura ai due strumenti la possibilità di duettare in maniera molto efficace e piacevole.

Anton Diabelli op. 140
"Piacevole" (angenehm) è, non a caso, uno degli aggettivi dati da Anton Diabelli (1781-1858) ai suoi Quattro Rondini per chitarra e pianoforte (4 Leichte und angenehme Rondino), pubblicati dalla sua casa editrice in data non precisata, ma che può essere più o meno tra il 1825 e il 1830, considerando il catalogo complessivo e i numeri progressivi del catalogo del compositore viennese.

Con la chitarrista Greta Cordioli abbiamo realizzato quattro video "a distanza" (per consolarci e consolare gli ascoltatori in questo tempo difficile di lockdown), che si possono vedere ed ascoltare ai seguenti indirizzi:

Rondino n.1 

Rondino n.2 

Rondino n.3 

Rondino n.4 

La fama di Diabelli è legata soprattutto al celebre Tema in Do Maggiore, che diede spunto al sommo Beethoven per le sue straordinarie Variazioni per pianoforte, nelle quali proprio la semplicità quasi banale dello spunto di partenza permette al compositore l'esplorazione delle più ardite ricerche sperimentali ed inventive. Certamente, Diabelli nel suo tempo rappresenta un autore "leggero", "disimpegnato", che della piacevolezza e del godibile intrattenimento fa la cifra della propria creatività, all'opposto dunque rispetto al grande suo contemporaneo, tormentato, innovatore e profetico anticipatore di ben altre conquiste del linguaggio musicale. Una poetica, quella di Diabelli, che è stata definita "Biedermeier", intendendo con ciò una sorta di semplicità piccolo-borghese, scevra da implicazioni profonde. Tuttavia le opere di Diabelli, sempre di ottima fattura formale, risultano ancora oggi gradevolissime all'ascolto, nel rappresentarci una visione della musica come conforto dell'anima, quasi una passeggiata in un bel contesto paesaggistico, il che rappresenta comunque uno dei valori permanenti dell'arte musicale, cui peraltro guardò anche lo stesso Beethoven in molte sue opere, soprattutto della prima maniera.

Anton Diabelli
Anton Diabelli, nacque a Mattsee presso Salisburgo nel 1781, da una famiglia di probabili origini italiane, dato il cognome. Egli visse prevalentemente a Vienna, dove insegnò entrambi gli strumenti, il pianoforte e la chitarra, dimostrando una predisposizione all'artigianato musicale e alla duttilità, che era ancora molto comune nel primo Ottocento e che si è sempre più perduta, nei tempi più recenti, a favore di una specializzazione sempre più settoriale. A partire dal 1818 intraprese anche una fortunata attività editoriale.

I Quattro Rondini (ossia piccoli Rondò) sono scritti nella classica forma A-B-A, in cui la parte B rappresenta una nuova idea musicale in altra tonalità e la ripresa di A rappresenta spesso una variante che conduce ad una coda più brillante. Una caratteristica interessante è data dal fatto che la parte del pianoforte è scritta una terza minore sopra, a significare che la parte di chitarra era pensata per uno strumento traspositore, nel quale cioè l'effetto era una terza sopra: si trattava perciò di uno strumento più piccolo, una chitarra terzina, molto diffusa nella prima metà dell'Ottocento, soprattutto in Austria (ma presente anche nell'Italia meridionale).

domenica 3 maggio 2020

Lezione di pianoforte sullo studio di Czerny op. 299 n.8

Lezione di pianoforte sullo studio di Czerny op. 299 n.8

Lezione su uno studio di Czerny
Czerny, La scuola della velocità op. 299,
frontespizio della edizione Diabelli del 1840
Lo Studio op. 299 n. 8 in Do Maggiore di Carl Czerny fa parte della raccolta di Studi "La scuola della velocità" ("Die Schule der Geläufigkeit" è il titolo originale in tedesco) che l'autore pubblicò nel 1833.


Czerny
Carl Czerny (1791-1857)
Czerny, come si sa, è uno dei maggiori nomi della didattica pianistica dell'Ottocento. Fu allievo di Beethoven e maestro, tra gli altri, del giovane Liszt. Nacque a Vienna nel 1791 e ivi morì nel 1857. 

Lo Studio op. 299 n. 8 può essere considerato uno studio di media difficoltà. La sua caratteristica principale, subito evidente, è il fatto che affida alla mano destra una serie continua di quartine di sedicesimi, che prosegue ininterrottamente per 54 battute e si chiude alla battuta 55 con un accordo conclusivo. Alla mano sinistra è affidato invece un semplice accompagnamento, con alcuni salti e un breve passaggio polifonico nella sezione centrale del pezzo.

Dunque, lo scopo principale dello studio è sviluppare l'agilità della mano destra. All'interno delle 54 battute di movimento continuo in sedicesimi troviamo una certa varietà di figurazioni, che richiedono meccanismi differenti. Sarà questo l'oggetto del nostro lavoro di preparazione. 

Non dimentichiamo inoltre la necessità di variare l'intensità del suono: l'autore ha precisato una serie di indicazioni di dinamica, compresi il crescendo e il diminuendo, che per essere eseguiti correttamente richiedono ulteriori competenze tecniche.

Ho preparato due video: nel primo, dopo questa breve presentazione, si può ascoltare una esecuzione dello Studio, che ho registrato il 29 aprile 2020. Nel secondo video svolgo una vera e propria lezione di tecnica ed esecuzione pianistica, dove illustro in dettaglio tutte le differenti figurazioni presenti nel pezzo e la corretta modalità di studio e di realizzazione, che si consegue mediante opportuni movimenti e posizioni della mano e del braccio.

Puoi scaricare il primo video al link https://youtu.be/d37FBa5fxuc

Il secondo video si può acquistare scaricandolo a questo link.

Puoi anche scaricare lo spartito nella edizione Diabelli del 1840 a questo link. 

mercoledì 6 novembre 2019

Hanon, "Il pianista virtuoso"

Una raccolta molto popolare di esercizi per pianoforte è "Il pianista virtuoso" di Charles Louis Hanon. Si tratta di 60 esercizi, ossia formule meccaniche che prescindono da una forma elaborata in modo da essere eseguibile come composizione musicale (in questo caso si potrebbe chiamare "studio"). Hanon Il pianista virtuoso

L'autore, nato nel nord della Francia nel 1819 e deceduto nel 1900, pubblicò questa sua opera intorno al 1873.

Hanon Il pianista virtuosoLa raccolta si divide in tre parti: la prima parte, che è anche la più famosa e la più utilizzata, consiste in 20 esercizi "per acquistare l'agilità, l'indipendenza, la forza e la perfetta eguaglianza delle dita"; essi si sviluppano in progressione ascendente e poi discendente; sono scritti in Do Maggiore, da eseguirsi sui tasti bianchi, ma è consigliato anche il trasporto ad un semitono sopra e sotto, con conseguente uso dei tasti neri. Lo scopo è evidente: raggiungere un grado elevato di "eguaglianza" tra le dita, che in natura sono disuguali quanto a forza e, soprattutto, ad agilità.


La seconda parte, che comprende i successivi 23 esercizi, inizia con 10 "esercizi trascendentali per preparare le dita agli esercizi del virtuoso": di fatto uno sviluppo degli esercizi precedenti. Sono anche proposte le varianti ritmiche sulle formule standard, che sono costituite essenzialmente da successioni di quartine di sedicesimi, da studiarsi in progressione di velocità. Seguono poi esercizi preparatori alla tecnica delle scale (nn.32-38) e poi gli arpeggi.


La terza parte (esercizi dal 44 al 60) sono "esercizi di virtuosismo calcolati per arrivare ad eseguire le maggiori difficoltà del meccanismo": note ribattute, trillo, terze staccate e legate, scale di terze, ottave, trillo di terze, trillo di terze e seste a due mani, ottave arpeggiate, arpeggi spezzati di ottave, ottave tenute con accompagnamento di note staccate, trillo di seste e infine il tremolo.

L'ultima raccomandazione riguarda l'applicazione giornaliera di tutto il volume, la cui durata complessiva al tempo giusto dovrebbe comprendere un'ora di lavoro.

Molti studiosi criticano questo metodo ed alcuni arrivano a giudicarlo nocivo, in quanto provocherebbe addirittura delle tendiniti. Noi crediamo piuttosto che esso sia limitato nelle spiegazioni: si tratta di un ricco "ricettario" di formule, ma non è data la spiegazione su "come" eseguirle. La correttezza dei movimenti e delle posizioni è infatti necessaria per la corretta esecuzione. L'ideale ottocentesco della "indipendenza e eguaglianza delle dita" deve conciliarsi con il concetto di "interdipendenza muscolare", chiarito bene dai didatti del secolo successivo.


sabato 8 dicembre 2018

La scuola della velocità al pianoforte

Parafrasando il titolo di una celebre raccolta di studi di Carl Czerny (Die Schule der Geläufigkeit, composta nel 1833 circa) possiamo ricondurre la difficoltà di esecuzione a quattro fattori: meccanico, cognitivo, espressivo e psicologico. 

Dal punto di vista meccanico, si tratta di eseguire tutte le note in velocità, senza errori e senza irrigidimenti muscolari. In ciò viene spesso identificata unicamente la difficoltà tecnica, ma questo non è sufficiente ad esaurire la complessità del problema.
Die Schule der Geläufigkeit

Va aggiunta infatti una componente più specificamente cognitiva, che riguarda l'assimilazione delle difficoltà derivanti dalle modifiche della scrittura musicale, da eseguirsi in velocità: ad esempio, i cambi di figurazione, i cambi di tonalità, alcune figurazioni particolari di difficile lettura, la memorizzazione delle diteggiature.

C'è poi da considerare l'aspetto della espressione della musica, che consiste nella capacità di modificare le dinamiche in velocità: questo è un aspetto sul quale hanno insistito molto tutti i grandi didatti dell'Ottocento, anche quelli ritenuti ingiustamente i più "meccanici", come ad esempio lo stesso Czerny, che nel suo Metodo per pianoforte (Vollständige theoretisch-praktische Pianoforteschule op. 500, Vienna 1839) scrive: "l'accento d'espressione dee sempre cader sull'appropriata nota.... il buon senso, quanto ad armonia, chiarezza, ritmo, ed in ispecie quanto al carattere d'esecuzione competente ad ogni determinato passo, può ben guidarci a non errar la musicale declamazione, ed a renderci il più possibilmente intelligibili agli uditori in quanto all'esprimer le proprie nostre sensazioni. I moderni compositori soglion porre d'ordinario esattamente i segni ad ogni nota che vogliono espressa in modo particolare (cioè: >, /\, rf, sf, fz, fp, e simili); nel qual caso non ha il suonatore che da osservar ed eseguir esattamente siffatti segni."

Lezioni di pianoforte
Infine deve essere tenuto nella giusta considerazione l'aspetto psicologico dell'esecuzione in velocità: occorre esercitare la tenuta della concentrazione e della tranquillità sulla "lunga distanza", cioè sulla continuità prolungata delle figurazioni. Il rischio sta nella perdita di concentrazione ovvero nell'accumulo di stress nel tempo prolungato. Se è vero che questi fattori dipendono molto dalla struttura complessiva della personalità dell'esecutore, ciò nondimeno occorre pensare ad una possibilità di esercitare e migliorare questa capacità con opportune procedure di allenamento. 





sabato 17 novembre 2018

Il canto della sirena di Haydn

Franz Joseph HaydnLa prima raccolta di "Sei canzonette originali per voce con accompagnamento di pianoforte" fu pubblicata da Franz Joseph Haydn ad Edimburgo e dedicata ad Anna Hunter. Seguì una seconda raccolta l'anno seguente.

Esse rappresentano dunque un'opera della maturità del grande compositore, che soggiornò in Inghilterra in due occasioni dal 1791 al 1795: un periodo lieto e fecondo, suggellato da una grande produzione creativa.

La prima di queste "canzonette" si intitola "The mermaid's song", ossia "Il canto della sirena". Il testo è stato scritto dalla stessa Anne Hunter (1742-1821), poetessa e intellettuale, vedova recente del medico chirurgo John Hunter.



Anne Hunter
Now the dancing sunbeams play
On the green and glassy sea,
Come, and I will lead the way
Where the pearly treasures be.
Come with me, and we will go
Where the rocks of coral grow,
Follow, follow, follow me.
Come, behold what treasures lie
Far below the rolling waves,
Riches, hid from human eye,
Dimly shine in ocean's caves.
Ebbing tides bear no delay,
Stormy winds are far away.
Come with me, and we will go
Where the rocks of coral grow,
Follow, follow, follow me.


Ora che i raggi del sole danzanti giocano
sul mare verde e limpido,
vieni, ed io ti guiderò
dove sono i tesori perlacei.
Vieni con me e andremo
dove sorgono le rocce di corallo.
Seguimi, seguimi, seguimi.
Vieni, guarda quali tesori giacciono
lontano sotto i flutti ondeggianti,
ricchezze, nascoste all'occhio umano,
brillano fiocamente nelle caverne dell'oceano.
Le maree decrescenti non ritardano,
i venti tempestosi sono lontani.
Vieni con me e andremo
dove sorgono le rocce di corallo.
Seguimi, seguimi, seguimi.

Benché il titolo sottolinei la funzione di "accompagnamento" del pianoforte, si nota l'importanza solistica che il compositore attribuisce allo strumento, che nell'introduzione si esibisce in figurazioni brillanti, suggestivamente evocative, e poi, all'entrata della voce, dialoga alla pari con la solista cantante. Evidentemente si coglie in questa scrittura pianistica generosa e ricercata l'impressione notevole suscitata in Haydn dalla possibilità di provare i nuovissimi strumenti della ditta Broadwood, ormai adeguati a sottili finezze espressive e ad un meccanismo di efficace agilità.




sabato 21 gennaio 2017

Un modo semplice e naturale di insegnare la ritmica per suonare

Ti invito a vedere un breve video che introduce l'insegnamento della ritmica per imparare a suonare il pianoforte, a partire dai movimenti del corpo. 
 
Per ritmica corporea intendiamo la capacità di interiorizzare la scansione nel tempo della musica mediante movimenti del tuo corpo; tutto il contrario di quel procedimento intellettualistico, chiamato tradizionalmente solfeggio, che ha scoraggiato tante persone (forse anche te) dal proseguire nello studio della musica. Qui si tratta dunque, ripeto, di appropriarti della ritmica musicale mediante movimenti del tuo corpo.

Non proponiamo quindi la pratica didattica tradizionale del solfeggio parlato, che tante persone, di ogni età, ha letteralmente scoraggiato dal proseguimento degli studi musicali. Vedremo come è possibile ottenere gli stessi obiettivi con pratiche più piacevoli, meno pedanti.
  
Ecco la prima lezione di pianoforte, che inizia da una applicazione pratica e naturale della ritmica corporea: clicca su questo link.

Lezione di pianoforte



venerdì 20 novembre 2015

Il metodo di studio più efficace per il pianoforte

Lezioni di musica
Nella didattica tradizionale del pianoforte (e della musica in generale) si insiste molto sulla disciplina e sullo "sforzo" necessario per conseguire un risultato. Mi sembra invece più utile sottolineare l'importanza di un corretto metodo di studio, che è la base per ogni successo nella applicazione. Infatti, noi potremmo dedicare ore e ore alla esercitazione, senza raggiungere risultati soddisfacenti, se non fossimo sorretti da un metodo di studio adeguato.

A questo aspetto del metodo di studio ho dedicato anni ed anni di riflessione e di sperimentazione, partendo dalla didattica tradizionale e abbandonandola progressivamente per giungere (già da oltre venti anni) a risultati più efficienti e produttivi. Il metodo che propongo mi ha permesso di realizzare con risultati più che soddisfacenti tutti i miei concerti, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso.

Lo studio musicale di un pezzo pianistico (piccolo o grande che sia), si suddivide nelle tre fasi che ormai ben conosciamo: ritmica corporea, vocalità, applicazione strumentale. È molto importante capire che i princìpi del metodo e le sue fasi applicative sono uguali, sia al livello del principiante che al livello del professionista maturo.

Prima fase: ritmica corporea

Il punto di avvio è una lettura gestuale del testo: mediante la ritmica corporea assumiamo ogni necessaria conoscenza di tutte le informazioni contenute nella scrittura musicale e quindi l'indicazione dei parametri del suono (ritmo, altezza, intensità, timbro, articolazioni del suono, cioè legato, staccato.ecc.); a ciò possiamo aggiungere ogni altra nostra scelta che vorremo assumere, in particolare riguardo il fraseggio e dunque le accentuazioni (che spesso non sono esplicitate nel testo musicale, ma implicate dallo stile musicale).

Risulta chiaro dunque che, già in questa fase, non è corretto uno studio meccanico che pretenda di prescindere dal risultato musicale. E non è corretto ipotizzare uno studio preliminare con uguaglianza di suono che venga poi sostituito in una ipotetica fase successiva da uno studio delle varianti espressive del suono, che viceversa sono costitutive e caratterizzanti la natura di questo strumento e obiettivo di ogni esecuzione musicale.

La lettura gestuale utilizza dunque le tecniche della ritmica corporea; nel suo livello più avanzato essa si identifica con il gesto del direttore d'orchestra o di coro.

(segue al prossimo post!)

martedì 22 settembre 2015

L'arte della collaborazione pianistica nel Lied

Gerald Moore e Victoria de los Angeles


Uno studente di pianoforte può scoprire una vocazione particolare specializzandosi nella musica vocale da camera.

Il pianista inglese Gerald Moore (1899-1987) è passato alla storia come uno dei più famosi collaboratori di cantanti nel genere liederistico.

Nel suo libro "The Unashemed Accompanist" ("L'accompagnatore sfacciato") descrive il valore e il significato di questa particolare attività artistica. La sua conclusione è che il pianista collaboratore nella musica vocale da camera deve possedere tutto il deposito dei sentimenti umani, una fonte inesauribile di poesia, fuoco e romanticismo, ossia un cuore. In altre parole: è necessario, ma non sufficiente, avere una buona tecnica strumentale; occorre sentire il valore poetico dell'arte musicale.

Un esempio mirabile è dato dal Lied di Franz Schubert An die Musik (Alla musica), su testo di Franz von Schober:

Du holde Kunst, in wieviel grauen Stunden,
Wo mich des Lebens wilder Kreis umstrickt,
Hast du mein Herz zu warmer Lieb entzunden,
Hast mich in eine beßre Welt entrückt!

Oft hat ein Seufzer, deiner Harf' entflossen,
Ein süßer, heiliger Akkord von dir
Den Himmel beßrer Zeiten mir erschlossen,
Du holde Kunst, ich danke dir dafür!

Tu,arte soave, in quante grigie ore, 
quando il male di vivere mi assaliva, 
con il tuo caldo amore mi hai acceso il cuore, 
estasiandomi in un mondo migliore! 

Spesso un sospiro, uscito dalla tua magica arpa, 
un dolce, santo accordo ricevuto da te, 
mi ha aperto il cielo di un tempo migliore, 
o arte soave, ti ringrazio per questo! 

Il pianoforte "canta", proprio come la voce umana: accade nella introduzione (il canto è dato alla parte inferiore del pianoforte, suonato dalla mano sinistra) e poi nella frase pianistica conclusiva delle due strofe (nella parte superiore, data alla mano destra). 

Un esempio meraviglioso di questa arte interpretativa del Lied è dato dallo stesso Moore, ad esempio nella celebre esecuzione del 1957 con il soprano Victoria De Los Angeles.

venerdì 27 febbraio 2015

Lezione preliminare di pianoforte



Ecco un video che presenta in pochi minuti la lezione preliminare per iniziare a suonare il pianoforte: una attività benefica per il corpo e per tutta la persona.

Nel video sono spiegati in modo semplice i fondamenti di una corretta impostazione allo strumento.

Si chiarisce che una condizione di rilassamento muscolare è funzionale ad una corretta esecuzione. La pulsazione ritmica sta alla base dei nostri movimenti coordinati e tutto ciò corrisponde proprio alla fisiologia della nostra respirazione naturale, nelle due fasi di inspirazione ed espirazione.

Dalla natura stessa del nostro corpo scaturisce la musica!

venerdì 19 settembre 2014

Studiare un pezzo per pianoforte in modo efficace

Diteggiatura
Ho risposto in un forum ad una domanda che era posta così: "qual'è il metodo ideale per studiare bene un brano al pianoforte col minore dispendio di tempo ed energie?"

La domanda è complessa. Innanzitutto il metodo "ideale" è una scelta soggettiva, perché dipende dalle caratteristiche psicologiche della singola persona.

Per cominciare il discorso, ti consiglio alcune operazioni preliminari:

1) leggi la musica a tavolino: prova a cantare le parti, ad esempio la melodia principale, ma anche il basso ed eventualmente le parti interne; prova a seguire la musica al tempo giusto, anche aiutandoti con i movimenti della mano (analoghi a quelli del direttore d'orchestra); è dunque una lettura mentale e al tempo stesso vocale e gestuale. Si tratta di osservare tutti i parametri del suono, quelli scritti e quelli che si possono dedurre dall'analisi o da una scelta soggettiva; cercare poi di immaginarli nella propria mente; cercare infine di tradurli in movimenti del corpo funzionali ed efficaci.

2) prova a diteggiare il pezzo; se le diteggiature sono già segnate sullo spartito, prova a nasconderle e cerca la tua diteggiatura; in questo modo entri subito nel cuore dei problemi esecutivi. La diteggiatura prescritta sullo spartito (che è raramente opera dell'autore, più spesso di un revisore) può essere studiata dopo, come confronto con le tue scelte; ma il punto di partenza deve essere una attenta osservazione personale della figurazione musicale, affinché possa essere realizzata con una diteggiatura adeguata. La diteggiatura ha due scopi: trovare le posizioni più comode; trovare una applicazione efficace delle scelte di fraseggio.

3) individua i movimenti fisici adeguati al singolo movimento ritmico (da intendersi sempre fino al battere del movimento successivo): in tal modo, quando si passa al pianoforte si ha già una piena consapevolezza di ciò che si deve fare per realizzare al meglio ogni singolo passaggio.


lunedì 4 marzo 2013

Accenti musicali nel tempo di marcia

Uno studente ha posto un quesito sulla Marche in Mi bemolle Maggiore BWV Anhang 127, contenuta nel "Notenbüchlein für Anna Magdalena Bach".

La domanda riguarda l'esecuzione del tempo di marcia, che nella scrittura assomiglia al 4/4, ma in realtà è un 2/2: come far sentire la differenza? E chiede anche: se il revisore indica 76 alla mimima, che differenza c'è rispetto ad un 152 alla semiminima?

La velocità dipende dall'interpretazione

Dal punto di vista matematico è la stessa cosa: 76 alla minima equivale a 152 alla semiminima. Ma dal punto di vista musicale è diverso: significa che la musica deve essere pensata in due movimenti per battuta, anziché in quattro. Se ti sembra troppo veloce, puoi eseguirla un po' più lentamente, ma l'importante è mantenere questa intenzione di ritmo in due movimenti, che è proprio della marcia. Tieni presente, infatti, che i valori di metronomo sono puramente indicativi, l'intepretazione musicale non li intende mai in modo rigido.  Prova perciò a studiare il pezzo alla velocità di 60 per minima: prova innanzitutto a cantare le parti a questa velocità (la destra soprattutto, ma anche la sinistra!) per abituarti a questa scansione.


BWV Anhang 127

Una questione di accenti

La differenza di esecuzione tra il 4/4 e il 2/2 è una questione di accenti. Ad esempio: nella battuta 1 (a parte il levare mi bemolle-sol, che ovviamente si appoggia sul si bemolle in battere) è interessante la figurazione in ottavi (do-re-mi bem-si bem) seguita dal sol di un quarto: l'appoggio va dato sul mi bemolle e non certo sul do, né sul sol di fine battuta; il successivo appoggio sarà sul successivo sol (ottavo) che inizia la battuta 2. Nota che il ritmo della mano sinistra aiuta la scansione ritmica.

Interessante poi la battuta 5, dove iniziano le terzine: troviamo una terzina di ottavi (fa-mi bem-re), dove chiaramente ci appoggiamo sul fa, poi due re (ottavi), che non devono essere accentati, mentre invece potremo appoggiarci un poco sul re successivo, che inizia la successione di ottavi re-fa-mi bem.-re; le battute successive vanno eseguite analogamente: evitare gli accenti sul secondo e sul quarto movimento, a meno che non ci sia una sincope (come accade a batt.3), che è l'evidente "eccezione alla regola" ed in ciò trova il suo senso.

giovedì 7 febbraio 2013

Come iniziare a suonare ad orecchio

Tastiera
Il pianista Galì nel forum "Teoria e solfeggio" del sito "MyPiano Talk" ha pubblicato questo interessante articolo, che riporto per i i lettori del blog. 

E' più importante essere in grado di leggere la musica o suonare a orecchio? Io davvero non so la risposta, ma so che sono entrambi importanti. Sto insegnando a mio figlio che ha otto anni a suonare il pianoforte e anche se ci concentriamo principalmente sulla lettura della musica, sto già insegnando a suonare a orecchio. Una delle cose che odio sentir dire ai miei figli dire è "non posso". Nella maggior parte dei casi possono, se vogliono abbastanza fortemente. Quando dico ai pianisti che loro hanno bisogno di imparare a suonare a orecchio, la prima cosa che spesso dicono è "Non posso." Non dire così! Basta iniziare a praticare. Dunque, come si può iniziare ad imparare? Ecco un semplice piano di lavoro.

   
1. Impara a individuare una melodia di un canto semplice (ad esempio dal libro degli inni della chiesa).
   
2. Impara a suonare la melodia in diverse tonalità (preferibilmente tutte).
    3.
Seleziona un tasto (DO è una buona scelta) e inizia a suonare la melodia con la mano destra. Mentre suoni, prova ad accompagnare con triadi semplici della mano sinistra nell'ottava appena sotto il Do centrale. In quasi tutti i casi si potranno usare gli accordi I, IV e V. Nei rari casi in cui nessuno di questi accordi funziona, salta l'accordo, oppure cerca la soluzione nello spartito che riporta la parte completa.
   
4. Una volta che conosci la melodia e gli accordi di supporto, è possibile iniziare a improvvisare un po'. Suona l'accordo in arpeggi semplici della mano sinistra o sposta la melodia alla mano sinistra e suona gli accordi con la mano destra. Oppure prova alcuni rivolti negli accordi.


Per rendere più facile, vorrei rinfrescare la memoria sugli accordi I, IV, e V nella tonalità di Do. Questa è l'ottava che suona meglio, se li state suonando senza alcun rivolto.


Permettemi una pausa per un momento e ti ricordo che sto facendo alcune ipotesi circa la tua conoscenza attuale della teoria. Per esempio, io parto dal presupposto che tu capisci come identificare e riprodurre I, IV, V e gli accordi. In caso contrario, ti prego di trovare un libro o un sito web dove si può imparare, prima di continuare questa lezione. Conoscere gli accordi I, IV, e V in ogni tonalità è assolutamente fondamentale per la tua capacità di imparare da queste lezioni. 

Alcune grandi cose cominceranno ad accadere mentre inizi a lavorare fedelmente attraverso questi semplici passaggi. Non esagerare - 15 minuti al giorno è sufficiente. Non preoccuparti se il suono non è meraviglioso. La cosa importante è che procedi progressivamente. Migliorerai un po' alla volta.

Fonti: http://www.greghowlett.com/blog/free-lessons/061111009.aspx
http://www.mypianotalk.com/forums/34/theory-and-solfege


sabato 27 ottobre 2012

Rilassamento e movimenti del polso nel suonare il pianoforte

Nicola Sfredda insegnante di pianoforte a Rovereto nel 1987
La tecnica pianistica, finalizzata al benessere della persona che suona, deve essere impostata a partire da una condizione di rilassamento muscolare. I movimenti verticali e laterali del polso aiutano a realizzare questo obiettivo di rilassamento.

Il video, eseguito personalmente dall'autore, esemplifica in modo chiaro la corretta esecuzione dei movimenti e delle posizioni.

Nell'esercizio 2, in particolare, notiamo come sia utile eseguire un movimento verticale del polso per appoggiare il peso del braccio sul primo suono di ogni formula; nei suoni successivi il polso si rialza progressivamente ed esegue anche dei piccoli movimenti laterali, orientando la mano verso il pollice o verso il mignolo, in modo che ogni dito sia perpendicolare al suo tasto nel momento in cui deve agire.

Il modo di attacco si definisce come "legato sciolto", intendendo un attacco che lega i suoni uno all'altro, ma preoccupandosi più della scioltezza delle dita che della assoluta continuità del legato.

La serie completa dei 42 esercizi progressivi di tecnica pianistica descrive ognuna delle tecniche fondamentali per imparare a suonare il pianoforte in modo corretto, rilassato, finalizzato al benessere della persona.

martedì 2 ottobre 2012

Lo studio delle doppie note al pianoforte

La tecnica delle doppie note è il più complesso tra i meccanismi dell'esecuzione pianistica. Si tratta di suonare successioni di due suoni simultanei con la stessa mano, spesso ad alta velocità. Ad esempio (Chopin, Studio per le terze, op. 25 n. 6):
Chopin, Etudes pour piano

Oppure (Chopin, Studio per le seste, op. 25 n. 8):
Chopin, Etudes pour piano

La tecnica delle doppie note richiede una sintesi di tutti i movimenti necessari al meccanismo pianistico: l'appoggio del peso del braccio, l'articolazione delle dita, i movimenti laterali della mano in funzione della perpendicolarità del dito in uso. Inoltre è necessario controllare il rilassamento del braccio, dell'avambraccio e della mano, anche mediante piccoli movimenti del polso, del gomito e della spalla. A questo livello di studio si deve aver già maturato la consapevolezza sensoriale dei movimenti, delle posizioni e delle strategie utili ad evitare l'irrigidimento.

Per realizzare questa complessità di obiettivi, nella mia raccolta di 42 Esercizi progressivi di tecnica per pianoforte (La tecnica per il benessere del pianista) sviluppo la materia in dieci esercizi, che sono appunto concepiti in modo da condurre progressivamente alla soluzione della difficoltà.

Dapprima si affronta il movimento di articolazione delle dita, che rappresenta un perfezionamento di una tecnica già acquisita nella prima sezione del metodo.

Poi si procede allo studio delle doppie note, in particolare le successioni di terze e di seste, ma anche di quarte e di quinte (benché meno comuni nel repertorio classico).

Una particolare cura è data poi ai passaggi di dita sopra altre dita, in modo analogo a quanto studiato con il pollice per lo studio delle scale, ma qui esteso ad altre dita; ad esempio: il quarto, il terzo, il secondo dito passano sopra il quinto, oppure il quinto passa sotto il quarto, il terzo, il secondo.

Si procede poi con lo studio delle scale in doppie note ed infine con un esercizio di riepilogo, che riassume non solo la tecnica delle doppie note, ma in fin dei conti tutti principali movimenti del meccanismo pianistico:

Esercizi per pianoforte