lunedì 27 gennaio 2020

La musica, linguaggio simbolico ed emotivo: una lettura psicoanalitica di Musorgskij

"Sia il linguaggio onirico, sia quello musicale toccano le corde più profonde e delicate del nostro subconscio": così si legge a p.121 del libro pubblicato nel 2018 per l'editore Osiride di Rovereto dallo psicoanalista trentino Renzo Luca Carrozzini, intitolato Domani? Forse! Analisi di un'ingiustizia. La musica dunque è accostata al mondo dei sogni, per la sua capacità di esprimere compiutamente il nostro vissuto emotivo interiore, di cui spesso non siamo neppure completamente consapevoli: ecco perciò il grande valore della nostra arte anche a fini terapeutici, come ampiamente illustrato dallo stesso autore nel suo celebre libro Manuale di musicoterapia immaginativa (Roma, 1991).

Modest Musorgskij
In questa opera recente, Carrozzini prende spunto in particolare da alcune opere di Modest Musorgskij (1839-1881), compositore che nella sua genialità estrosa ed imprevedibile si presta in modo particolarmente efficace ad esemplificare l'assunto enunciato.

Il testo è in realtà una narrazione autobiografica, avvincente e appassionante come un romanzo, e nella sua ricca articolazione presenta molteplici piani di lettura. E' il racconto di una tragica vicenda familiare, inquadrata in un contesto politico estremamente drammatico, ossia gli anni immediatamente successivi alla conclusione della seconda guerra mondiale; anni nei quali l'instaurarsi della "guerra fredda" e della "caccia alle streghe" imposta dalla politica degli Stati Uniti va a colpire persino persone assolutamente oneste e moralmente ineccepibili, addirittura ex partigiani decorati, per il solo motivo di essere militanti comunisti e perciò sospettabili di attività spionistiche, peraltro non provate. Così accade che il padre dell'Autore abbia passato ben cinque anni nel carcere di Gaeta, allontanato senza motivo dal suo lavoro e, cosa ancora più grave, dagli affetti familiari. Ulteriore dramma fu costituito dal defilarsi dei compagni comunisti. Il titolo è riferito all'attesa accorata della liberazione, espressa dal prigioniero nel suo diario, mentre il sottotitolo mette in evidenza l'ingiustizia patita da lui e dai suoi congiunti.

Fortissima, in questo libro, è la componente affettiva ed emotiva di questa esperienza personale, vissuta dall'Autore tra i 7 e i 12 anni di età. Partendo da questo racconto si possono approfondire i valori e il significato profondo del legame tra un padre e un figlio maschio, senza peraltro che siano trascurate le bellissime figure femminili della madre e della sorella maggiore.

In tutto questo, è fondamentale la presenza della musica, la sua capacità unica di creare legami tra le persone, oltre ad infinite risonanze simboliche, vero specchio dell'anima.

L'interpretazione dei sogni
La psicoanalisi risponde al bisogno di "fare un lavoro personale, individuale, per cercare di sciogliere, di chiarire alcuni nodi" che ogni persona può sentire "pesanti" nella propria vita (p.13). I sogni ricorrenti, collegati ai ricordi mediante le libere associazioni, sono le chiavi di lettura per far riemergere ciò che abbiamo celato, perché "si censura e si omette sempre qualcosa, consciamente o inconsciamente" (p.17). Ma "il nostro inconscio tiene sempre i conti" (p. 23) e quindi inevitabilmente le cose più nascoste in qualche modo riaffiorano sempre: sta ad una buona terapia, unita alla buona volontà del soggetto, la capacità di sciogliere i nodi. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che "ogni avvenimento della nostra esistenza si leghi e si colleghi ad altri e ad altri ancora, in un intreccio difficilmente immaginabile e ipotizzabile" (p.24). L'Autore ci avverte: "Rivangare il passato, ripercorrerlo e metterlo in ordine credo sia utile ad ognuno di noi" (p. 31). In realtà "non si sa mai con esattezza cosa raccoglie e cosa contiene il nostro inconscio... quanto numerosi e quanto vari... i fili che compongono la matassa dei nostri vissuti personali. Fili dai colori disparati, di fibre differenti, di robustezza e di fragilità diseguale. Ma le matasse, se ben lavorate, possono produrre abiti belli ed eleganti. Se mal lavorate possono dare indumenti goffi e grossolani." (p.33). La classica "posizione supina favorisce lo stato di distensione e abbassa le resistenze consentendo, in tal modo, l'affiorare dei 'temi' profondi, spesso celati in accartocciate pieghe del nostro inconscio" (p.33). Il lavoro su se stessi può portare a trovarsi di fronte alle domande più difficili: "Chi sono io? Chi è mio padre? Chi sono i miei genitori? Cos'è il mio esistere? Che senso ha?" (p.70). L'obiettivo finale è che "il rigido dualismo tra conscio e inconscio" possa "essere superato. Anzi, le due parti possono ben integrarsi ed agire in armonia" (p.37).

Renzo Luca Carrozzini Domani forse
Mediante questo lavoro di analisi e autoanalisi, l'Autore evidenzia la possibilità di concentrarsi  sulla relazione tra il soggetto e i propri genitori, in particolare nei primi anni dell'infanzia, "ricordi che mettevano in luce le straordinarie qualità umane di mamma e papà e i loro solidi valori legati alla famiglia, alla libertà e all'indipendenza" (p.34). Da ciò deriva una forza che riesce a trascendere la drammaticità degli eventi. E la "montagna spaccata" di Gaeta, "è diventata più forte proprio là dove si era creata la spaccatura", così come "la nostra famiglia si è ancor più unita dopo la violenta e ingiusta separazione", per cui "la nostra forza è nata là dove parevano annidarsi tante fragilità" (p.94).

C'è anche una bella riflessione sulla differenza fondamentale tra bisogni profondi e desideri indotti: "Se i nostri desideri sono guidati dalla pubblicità e dal consumismo non sono più i desideri 'nostri', sono i desideri pilotati dall'esterno. Questo è uno dei motivi per cui nel mondo attuale vi è frustrazione, noia e scontento: perché non riusciamo ad avere tutto ciò che la società consumistica ci propone giorno e notte" (p.72).

E il tempo, "cos'è il tempo? Il tempo può dilatarsi e restringersi molto velocemente, in modo assolutamente irrazionale, così come può correre velocissimo o apparire fermo e immoto" (p. 47). Già in questa affermazione siamo vicini all'esperienza musicale e al suo misterioso, inestricabile intreccio con il nostro vissuto profondo. "Nel lasciar emergere a ruota libera ricordi particolarmente significativi ed emotivamente pregnanti, ci si può identificare con essi così profondamente, dal punto di vista affettivo, che l'inconscio fatica a vivere contemporaneamente il presente e il passato. E ciò succede quando il passato, con tutto il vissuto ad esso relativo, ha ancora una forte rilevanza nel mondo emotivo" (p.83). 

Tableaux d'une exposition
Frontespizio della prima edizione (1886, post.)
dei "Quadri di un'esposizione" di Musorgskij,
opera pianistica composta nel 1874
Il lavoro analitico porta l'Autore a far affiorare "un insieme di forti emozioni, un misto di rabbia, commozione, smarrimento, trepidazioni e suggestioni varie che si mescolavano con un senso di liberazione, riscatto, determinazione e affrancamento" (p.61). E a questo punto, nei sogni notturni, appare un ricordo preciso, una rievocazione di un momento forte dell'affettività infantile, strettamente legato all'esperienza della musica: "avevo fatto un breve sogno in cui mi vedevo piccolo, mentre ascoltavo la musica preferita di mio padre, seduto proprio accanto a lui o sulle sue ginocchia. Con lui, realmente, ho ascoltato sempre molta musica classica e sinfonica: Bach, Mozart, Beethoven, Mascagni ed altri e nel caso specifico del sogno, stavamo ascoltando i 'Quadri di un'esposizione' di Modesto Musorgskij. Un sogno così vero e reale che ero certo di aver sentito, udito, ascoltato ed anche apprezzato la musica, anzi, mi sentirei di dire che quello fu soprattutto un sogno sonoro e musicale" (pp.61-62). "Nel caso del sogno in questione, ricordo bene le note del pianoforte relative alla camminata, alla cosiddetta 'passeggiata' tra un quadro e l'altro esposti alla mostra, come ricordo perfettamente alcuni brani musicali che rappresentano i quadri esposti, come il 'vecchio castello', il 'balletto dei pulcini', 'lo gnomo', 'le catacombe' e 'la grande porta di Kiev'."  Il sogno e i ricordi della prima infanzia di collegano alla realtà presente: il sogno "corrisponde in pieno alla realtà" e i vari quadri della passeggiata musorgskijana (che senz'altro possiamo leggere come evocazione onirica di frammenti di sogni) sono associati direttamente ai fatti, agli oggetti e alle situazioni del drammatico e dolcissimo incontro col padre, nella fortezza aragonese di Gaeta, dopo cinque anni di assenza (p.87).

Anche il silenzio è carico di significato, proprio come le pause nelle opere musicali: "un silenzio carico di emozioni, un silenzio lungo, lunghissimo, o forse brevissimo? Un silenzio palpitante, intenso, commovente, che esprimeva tantissimo, anzi per noi esprimeva tutto quello che c'era da esprimere. Ancora altri abbracci, più eloquenti di mille parole" (pp.87-88). Sappiamo invece come la nostra società sia inquinata da questo eccesso ossessivo di parole e dalla presunzione di riuscire ad esprimere tutto con le parole.

Viktor Hartmann (1834-73),
La grande porta di Kiev
Ecco dunque che i vari quadri di Musorgskij vengono associati all'esperienza vissuta e all'intenso coinvolgimento emotivo: i pulcini (i bambini colpiti dalla tragedia familiare), il vecchio castello  (l' "enorme e maestosa fortezza" di Gaeta, "quasi inquietante"), le catacombe (le celle dei carcerati), la grande porta (il portone della fortezza aragonese, "enorme, massiccio, odioso e minaccioso", con i suoi pesanti chiavistelli). In particolare, l'Autore nota l'ambivalenza dell'immagine del castello, per il quale "Musorgskij compose veramente una musica delicata e quasi soave... ed io ero rimasto legato a quelle immagini musicali e forse avevo anche voluto inconsciamente rimanere legato ad esse perché erano molto rassicuranti. E' infatti una musica che si addice ad un castello di fate. Io volevo e desideravo fortemente che mio padre fosse in un castello di fate, non in un castello-carcere inquietante" (p.91).

Perciò l'Autore può affermare che "il sogno mi ha permesso di rivivere straordinari momenti che io avevo vissuto con mio papà: quello da ragazzo a Gaeta e quelli da bambino quando ascoltavamo assieme la musica. In particolare il mio inconscio ha associato ai 'quadri di un'esposizione', la mia visita al carcere di Gaeta... ho visto mio padre 'esposto'... Anche noi eravamo 'esposti' a lui come lui lo era a noi...". Perciò può concludere affermando che "l'inconscio lavora dentro di noi, tiene i conti e segue le sue leggi, leggi che sono diverse da quelle della razionalità, e che, per contro, intrecciano vissuti, passioni, paure, angosce, desideri, fantasie, bisogni, aspirazioni ed altro ancora. Si tratta di un linguaggio diverso, 'emotivo', ed è per questo motivo che sognano anche i bambini piccolissimi, sognano i feti nel ventre materno e sognano gli animali superiori" (pp.96-97).

E ancora: "Non c'erano parole. chi 'parlava' era la musica con il suo linguaggio simbolico ed emotivo" (p.97).

Francisco Goya, Sabba
Un altro sogno, successivo, viene ricollegato ad un'altra celebre opera di Musorgskij, Una notte sul Monte Calvo: poema sinfonico che il giovane compositore creò nel 1867 e che divenne poi famoso nell'adattamento di Rimskij-Korsakov, dopo la morte dell'amico e, come si sa, "edulcorando" le maggiori asprezze armoniche e timbriche che il compositore aveva ideato con la sua fantasia irrefrenabile e al di fuori di ogni regola accademica. Lo stesso Musorgskij aveva ripreso il suo straordinario poema per inserirlo come pagina corale nella sua opera teatrale incompiuta, La fiera di Sorocynci del 1880, con il titolo Il sogno del giovane paesano. Un sogno, dunque, già nella fervida immaginazione del compositore: il sogno di un giovane pastore che evoca la ridda satanica delle streghe e poi si risveglia al suono di una campana liberatoria. I sogni esprimono "il nostro mondo inconscio, dove, secondo quanto afferma Freud, aleggiano paure, angosce, ma anche desideri, fantasie, ambizioni, gioie e speranze." Soprattutto, è necessario ricordare che "Nell'inconscio non esistono espressioni verbali, ma esistono altri linguaggi: quelli della postura, della mimica facciale, del tono di voce, dell'amore o dell'odio. Linguaggi simbolici e metaforici" (pp.115-116). E cosa meglio della musica riesce ad esprimere ed evocare tutto ciò? Ecco che dunque il sogno del pastore Gricko diventa un "sogno di trasformazione", nel quale "sia il linguaggio onirico, sia quello musicale toccano le corde più profonde e delicate del nostro subconscio" (p. 121). Dunque, "nel sogno noi riusciamo ad esprimere i livelli più alti della nostra creatività. Non a caso molti capolavori pittorici, musicali, letterari e artistici sono nati proprio da sogni" (p.120).

In conclusione, l'Autore ci insegna che l'esperienza terapeutica, o anche autoterapeutica, può veramente guarire le nostre ferite, è un "cammino all'interno di noi stessi" (p. 102): "Le mie emozioni si stavano trasformando, stavano uscendo dalle paludi dell'inerzia e si slanciavano verso la vita... Vita nuova... Io stesso mi sentivo più forte e più deciso. Cominciavo a percepire che avevo dentro di me delle armi che mi sarebbero servite per combattere le avversità e le difficoltà della vita" (p.95). "Dai dolori più atroci e profondi, alla gioia di vivere che spesso nasce dalla sofferenza. Ed è forse in queste straordinarie trasformazioni che si annida il segreto della pace interiore" (p.122). Con l'aiuto fondamentale della musica, della grande musica, ad esempio di quella straordinaria di quel genio sofferente, imprevedibile, fuori da ogni logica razionale (proprio come in apparenza ci sembrano i nostri sogni), davvero onirico, quale è stato Modest Musorgskij.

(Nota: la versione corale di Una notte sul Monte Calvo, forse meno conosciuta del poema sinfonico, si può ascoltare a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=a_0FpKjpi6Q)







1 commento:

  1. In calce alla traduzione in inglese di questo post si può leggere un commento di Renzo Luca Carrozzini, autore del libro recensito http://playingsingingwellness.blogspot.com/2020/02/music-symbolic-and-emotional-language.html?m=1

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