mercoledì 12 agosto 2020

Diabelli, Quattro Rondini op. 140 per chitarra e pianoforte

Diabelli chitarra e pianoforte
Nella attività di un pianista collaboratore non è frequente la possibilità di eseguire repertorio per chitarra e pianoforte. Forse si pensa che i due strumenti, l'uno a corde pizzicate, l'altro a corde percosse, non siano facilmente compatibili fra loro. Eppure esiste una produzione abbastanza consistente, soprattutto nella prima metà dell'Ottocento e, riscoprendola, ci si accorge che proprio la comune natura cordofona assicura ai due strumenti la possibilità di duettare in maniera molto efficace e piacevole.

Anton Diabelli op. 140
"Piacevole" (angenehm) è, non a caso, uno degli aggettivi dati da Anton Diabelli (1781-1858) ai suoi Quattro Rondini per chitarra e pianoforte (4 Leichte und angenehme Rondino), pubblicati dalla sua casa editrice in data non precisata, ma che può essere più o meno tra il 1825 e il 1830, considerando il catalogo complessivo e i numeri progressivi del catalogo del compositore viennese.

Con la chitarrista Greta Cordioli abbiamo realizzato quattro video "a distanza" (per consolarci e consolare gli ascoltatori in questo tempo difficile di lockdown), che si possono vedere ed ascoltare ai seguenti indirizzi:

Rondino n.1 

Rondino n.2 

Rondino n.3 

Rondino n.4 

La fama di Diabelli è legata soprattutto al celebre Tema in Do Maggiore, che diede spunto al sommo Beethoven per le sue straordinarie Variazioni per pianoforte, nelle quali proprio la semplicità quasi banale dello spunto di partenza permette al compositore l'esplorazione delle più ardite ricerche sperimentali ed inventive. Certamente, Diabelli nel suo tempo rappresenta un autore "leggero", "disimpegnato", che della piacevolezza e del godibile intrattenimento fa la cifra della propria creatività, all'opposto dunque rispetto al grande suo contemporaneo, tormentato, innovatore e profetico anticipatore di ben altre conquiste del linguaggio musicale. Una poetica, quella di Diabelli, che è stata definita "Biedermeier", intendendo con ciò una sorta di semplicità piccolo-borghese, scevra da implicazioni profonde. Tuttavia le opere di Diabelli, sempre di ottima fattura formale, risultano ancora oggi gradevolissime all'ascolto, nel rappresentarci una visione della musica come conforto dell'anima, quasi una passeggiata in un bel contesto paesaggistico, il che rappresenta comunque uno dei valori permanenti dell'arte musicale, cui peraltro guardò anche lo stesso Beethoven in molte sue opere, soprattutto della prima maniera.

Anton Diabelli
Anton Diabelli, nacque a Mattsee presso Salisburgo nel 1781, da una famiglia di probabili origini italiane, dato il cognome. Egli visse prevalentemente a Vienna, dove insegnò entrambi gli strumenti, il pianoforte e la chitarra, dimostrando una predisposizione all'artigianato musicale e alla duttilità, che era ancora molto comune nel primo Ottocento e che si è sempre più perduta, nei tempi più recenti, a favore di una specializzazione sempre più settoriale. A partire dal 1818 intraprese anche una fortunata attività editoriale.

I Quattro Rondini (ossia piccoli Rondò) sono scritti nella classica forma A-B-A, in cui la parte B rappresenta una nuova idea musicale in altra tonalità e la ripresa di A rappresenta spesso una variante che conduce ad una coda più brillante. Una caratteristica interessante è data dal fatto che la parte del pianoforte è scritta una terza minore sopra, a significare che la parte di chitarra era pensata per uno strumento traspositore, nel quale cioè l'effetto era una terza sopra: si trattava perciò di uno strumento più piccolo, una chitarra terzina, molto diffusa nella prima metà dell'Ottocento, soprattutto in Austria (ma presente anche nell'Italia meridionale).



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giovedì 14 maggio 2020

Il solfeggio ritmico e il metodo di Pozzoli

Solfeggio ritmico

Il solfeggio ritmico e il metodo di Pozzoli

Il solfeggio ritmico è sempre un argomento attuale in educazione musicale. La sua impostazione didattica è stato molto ripensata negli ultimi cinquant'anni, in particolare per le attività rivolte all'infanzia.


Solfeggio in rete
Anche il celebre metodo di Ettore Pozzoli (1873-1957), Solfeggi parlati e cantati, che fu pubblicato nel 1903 e poi con varie modifiche fino al 1931 e conobbe una grandissima fortuna, è oggi visto criticamente dagli operatori del settore. Tuttavia non si può negare un grande valore, innanzitutto musicale e inoltre anche didattico, a questo autore, che si è dedicato con passione e competenza anche al pianoforte e al canto. Si può concludere che il suo Metodo è ancora valido, in particolare se proposto a studenti adulti.

Nella mia personale riflessione sul metodo didattico pongo particolare attenzione al rapporto tra solfeggio e gesto della mano: è importante avviare lo studente, progressivamente, al gesto del direttore d'orchestra e per questo motivo trovo particolarmente utile la progressione degli esercizi di Pozzoli, come spiego in questo breve video che ti invito a guardare. 

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giovedì 7 maggio 2020

L'orecchio affettivo e l'educazione musicale

L'orecchio affettivo e l'educazione musicale


Orecchio musicale affettivo
Uno dei grandi maestri della pedagogia musicale, il medico belga Edgar Willems (1890-1978), ha insistito sulla educazione dell’orecchio affettivo, che è trascurato nella didattica tradizionale della musica:

Se la sensorialità uditiva è il punto di partenza, la base stessa della musicalità, la sensibilità affettivo-uditiva ne è forse il centro... Si ascolta spinti da un desiderio, da una emozione (paura, sorpresa). Un interesse è in gioco. Questo interesse fissa l’attenzione e diventa così un ponte utile e perfino necessario al dischiudersi della coscienza sonora... Per mezzo della sensibilità uditivo-affettiva entriamo nel mondo della melodia; grazie ad esso, l’uomo può cantare la sua gioia, i suoi dolori, le sue speranze o ancora, semplicemente, il suo amore per la bellezza dell’espressione sonora.1

orecchio musicale affettivo
Contro l’insegnamento astratto e teorico, basato su un’enfatizzazione della dimensione cognitiva a scapito di quella emotiva, Willems precisa:

Siccome il fanciullo è molto emotivo, e il suono ha una potente azione sull’affettività, è dunque di grande importanza che l’insegnante utilizzi la sensibilità del fanciullo nell’educazione. Per ottenere un risultato soddisfacente occorrerebbe evidentemente unire alla conoscenza della musica doti native di educatore e un senso spiccato della psicologia dell’anima infantile.
Succede spesso che l’educazione dei sentimenti sia bandita dall’insegnamento musicale; questo assume troppo spesso la forma nozionistica di un corso di scienze. Questa maniera d’agire è dovuta all’ignoranza della vera natura della musica e dei suoi rapporti con l’essere umano. Chi trascura l’educazione della sensibilità nell’insegnamento, trova forse che l’emozione ostacola l’apprendimento razionale, indispensabile al conseguimento di risultati rapidi d’ordine pratico. Siamo dunque in presenza di un fatto molto grave...2

Cuore e cervello in educazione musicale
In realtà bisogna superare la contrapposizione tra apprendimento intellettuale e apprendimento emotivo, conciliare le varie dimensioni della personalità in una sintesi armoniosa e non repressiva:

Vi è dunque una difficoltà da risolvere: sviluppare nello stesso tempo l’emotività e l’intelligenza. Può esserci incompatibilità tra l’affettività e l’intellettualismo, ma non ce n’è tra la sensibilità affettiva e la vera intelligenza che è una esperienza profonda basata sulle acquisizioni della sensorialità e dell’affettività.
La musica, forse più che qualsiasi altro settore dell’educazione, ha bisogno dello sviluppo dei sentimenti. Questo troverà naturalmente il suo posto nello studio di ciò che concerne la melodia: la scala, gli intervalli melodici, le canzoni, le piccole improvvisazioni.3

Willems e l'educazione dell'orecchio
Edgar Willems
E ancora:

Per meglio valutare il ruolo dell’affettività - bisogni, desideri, emozioni, sentimenti - nella musica e nel fenomeno dell’audizione, dovremmo riferirci all’importanza che essa ha per l’essere umano in generale.4

Il discorso non vale solo per i bambini, ma per tutte le persone; anzi, negli adulti la repressione dell’emotività è la causa delle nevrosi, perciò bisogna riscoprire l’importanza dell’educazione musicale come terapia anche nei soggetti adulti tendenzialmente sani, ma repressi o inibiti.


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1 WILLEMS, Edgar, L’oreille musicale, Tome I, La préparation auditive de l’enfant, 1933, 3a ed. 1970 (trad.it. di G.Vianello, L’orecchio musicale, vol.I, La preparazione uditiva del fanciullo, Padova, Zanibon, 1975, p.45).
2 WILLEMS, Edgar, op.cit., p.46.
3 WILLEMS, Edgar, op.cit., p.46.
4 WILLEMS, Edgar, op.cit., p.47.

domenica 3 maggio 2020

Lezione di pianoforte sullo studio di Czerny op. 299 n.8

Lezione di pianoforte sullo studio di Czerny op. 299 n.8

Lezione su uno studio di Czerny
Czerny, La scuola della velocità op. 299,
frontespizio della edizione Diabelli del 1840
Lo Studio op. 299 n. 8 in Do Maggiore di Carl Czerny fa parte della raccolta di Studi "La scuola della velocità" ("Die Schule der Geläufigkeit" è il titolo originale in tedesco) che l'autore pubblicò nel 1833.


Czerny
Carl Czerny (1791-1857)
Czerny, come si sa, è uno dei maggiori nomi della didattica pianistica dell'Ottocento. Fu allievo di Beethoven e maestro, tra gli altri, del giovane Liszt. Nacque a Vienna nel 1791 e ivi morì nel 1857. 

Lo Studio op. 299 n. 8 può essere considerato uno studio di media difficoltà. La sua caratteristica principale, subito evidente, è il fatto che affida alla mano destra una serie continua di quartine di sedicesimi, che prosegue ininterrottamente per 54 battute e si chiude alla battuta 55 con un accordo conclusivo. Alla mano sinistra è affidato invece un semplice accompagnamento, con alcuni salti e un breve passaggio polifonico nella sezione centrale del pezzo.

Dunque, lo scopo principale dello studio è sviluppare l'agilità della mano destra. All'interno delle 54 battute di movimento continuo in sedicesimi troviamo una certa varietà di figurazioni, che richiedono meccanismi differenti. Sarà questo l'oggetto del nostro lavoro di preparazione. 

Non dimentichiamo inoltre la necessità di variare l'intensità del suono: l'autore ha precisato una serie di indicazioni di dinamica, compresi il crescendo e il diminuendo, che per essere eseguiti correttamente richiedono ulteriori competenze tecniche.

Ho preparato due video: nel primo, dopo questa breve presentazione, si può ascoltare una esecuzione dello Studio, che ho registrato il 29 aprile 2020. Nel secondo video svolgo una vera e propria lezione di tecnica ed esecuzione pianistica, dove illustro in dettaglio tutte le differenti figurazioni presenti nel pezzo e la corretta modalità di studio e di realizzazione, che si consegue mediante opportuni movimenti e posizioni della mano e del braccio.

Puoi scaricare il primo video al link https://youtu.be/d37FBa5fxuc

Il secondo video si può acquistare scaricandolo a questo link.

Puoi anche scaricare lo spartito nella edizione Diabelli del 1840 a questo link. 

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