giovedì 5 gennaio 2012

I fondamenti di una didattica musicale finalizzata al benessere della persona

La ritmica è una disciplina che nasce dalla osservazione e dalla esperienza pratica delle funzionalità del nostro corpo.


La vocalità è una delle principali tra queste funzionalità, che noi possediamo in natura e dobbiamo semplicemente scoprire come potenzialità latente del nostro organismo.


Questi semplici princìpi, applicati ad uno strumento a tastiera (il pianoforte classico, oppure una tastiera elettronica), possono essere facilmente eseguiti con posizioni e movimenti benefici, rilassanti e musicalmente efficaci.


Questi concetti sono sviluppati nell'e-book I fondamenti di una didattica musicale finalizzata al benessere della persona. Suonare Cantare Star bene. Teoria e pratica. In questo testo non solo approfondisco i contenuti della teoria che sta alla base del mio metodo di insegnamento, ma presento le procedure che nella pratica applico alle tre discipline interagenti, la ritmica corporea, la vocalità, l'applicazione strumentale su strumenti a tastiera.


Ecco alcuni degli argomenti trattati nell'e-book:
Musica: un grande bisogno, una grande risorsa, che possiamo scoprire con un metodo efficace
Ti racconto la mia esperienza con un "diario musicale pedagogico"
L'interazione tra suonare e cantare
La ritmica corporea: tecnica ed esercizi
La vocalità: tecnica ed esercizi
Metodo per coro
L'applicazione strumentale alla tastiera: Metodo per pianoforte

lunedì 19 dicembre 2011

Brahms nella scuola media

Il problema dell'educazione musicale dei giovani trova un passaggio cruciale negli anni della scuola media. Alcuni lamentano una carenza in questo ambito scolastico, che spesso è la prima occasione di apprendimento ma a volte delude le aspettative e l'entusiasmo dei ragazzi. Se l'insegnamento avviene con metodi tradizionali, quali ad esempio la pedante dettatura di testi, l'apprendimento meccanico della notazione, l'ascolto passivo di pagine importanti ma difficili della storia della musica (ad esempio le grandi Sinfonie romantiche), il risultato che si ottiene può essere di effetto negativo e respingente.

I giovani hanno un grande bisogno di musica e sono stimolati da molti modelli imposti dal mercato mediante la televisione, i mezzi informatici e ogni altro canale di diffusione. Il problema è riuscire a trovare la strada per farli crescere nella comprensione e nella competenza, senza annoiarli e senza provocare in loro una reazione negativa.

Io credo che l'educazione musicale nella scuola media possa essere utile soltanto se i ragazzi possono fare un'esperienza viva, diretta, partecipata della musica; occorre porsi un obiettivo, piccolo o grande che sia, ma farlo realizzare dai ragazzi direttamente.

A proposito di Sinfonie, io ricordo l'impressione che mi fece, da ragazzino, l'inizio della Prima Sinfonia di Brahms, ascoltata dal vivo e poi su disco in prima media: questo stacco solenne e tragico scandito dal ritmo incessante e ossessivo dei timpani era stato per me ragazzino veramente impressionante. Con ciò voglio dire che basterebbero due minuti di ascolto (certo non tutta la Sinfonia!) e poi applicazioni pratiche che permettessero ai ragazzi di vivere in prima persona quel preciso evento musicale: così, senza fatica, si avvicinerebbero nientemeno che a Brahms! un autore che sembra lontanissimo dal vissuto dei nostri giovani, ma non è giusto che lo sia.

Non è giusto che i nostri giovani perdano l'occasione di conoscere un grande musicista quale è stato Johannes Brahms (1833-97).

Mi pare comunque di capire che il lavoro di educazione musicale nella scuola media dipenda molto dalla volontà e dall'iniziativa del singolo insegnante: in certi casi, i risultati sono ottimi.

giovedì 8 dicembre 2011

Misa Criolla

La Misa Criolla del compositore argentino Ariel Ramírez (1921-2010) è una composizione che utilizza i testi dell'Ordinarium Missae, in lingua spagnola, rivestendoli di ritmi e colori che sono tipici della tradizione popolare sudamericana. Si tratta di una messa creola e con questo aggettivo si intende originariamente l'incontro tra cultura europea e cultura indigena del Sudamerica.

Per un coro amatoriale, questa bellissima opera è una straordinaria occasione di formazione musicale. Infatti, la relativa semplicità delle parti vocali (spesso orientate verso la zona acuta della voce) si inserisce in un contesto di strepitosa vitalità ritmica o, in altri momenti, in situazioni di intenso, struggente lirismo. 

Nato a Santa Fe, Ariel Ramírez fu pianista e compositore, particolarmente impegnato nella diffusione delle tradizioni musicali della sua terra. Per questo motivo, negli anni Cinquanta visse per un periodo in Italia e in altri paesi europei. 

La musica utilizza una scrittura classica corale a quattro parti (elaborata da Padre Jesú Gabriel Segade), con due voci soliste e un gruppo strumentale caratterizzato da strumenti a percussione, tastiera e chitarra; in genere viene utilizzato il charango, che è un tipico strumento popolare argentino a corde pizzicate, di piccole dimensioni.

La Misa Criolla si svolge nelle cinque tradizionali sezioni dell'ordine liturgico, che ha una grande valenza ecumenica in quanto si tratta di testi che sono accettati dalla teologia delle tre grandi confessioni cristiane, la cattolica, la protestante e l'ortodossa. L'uso della lingua spagnola, al posto della lingua ecclesiastica latina, avvicina quest'opera alla sensibilità moderna, affermata inizialmente in ambito protestante e sancita, proprio negli stessi anni della composizione di Ramirez, dalla riforma liturgica cattolica, decisa dal Concilio Vaticano II.

E infatti, figlia del Concilio può a ben ragione considerarsi questa composizione musicale, realizzata nel 1964 e basata sulla traduzione del testo liturgico eseguita dalla Commissione Episcopale del Sudamerica in seguito alle indicazioni del Concilio stesso. 

Ecco dunque la successione del Kyrie, del Gloria, del Credo, del Sanctus e dell'Agnus Dei.

Il Kyrie (Señor, ten piedad de nosotros), che è una invocazione alla pietà di Dio, utilizza gli stilemi di canti popolari del Nord dell'Argentina, la vidala e la baguala.

Il vivacissimo Gloria (Gloria a Dios en las alturas) utilizza il ritmo antico del carnavalito, alternato ad una sezione centrale contrastante, nella quale la supplica rivolta a Cristo, per il perdono dei nostri peccati, è evocata dal genere musicale denominato Yaraví: si tratta di uno stile di canto molto antico, di carattere sommesso, spesso associato a cerimonie funebri o a testi di carattere elegiaco.

Nel Credo (Creo en Dios, Padre Todo poderoso), la confessione della fede trinitaria, il ritmo della chacarera trunca evoca origini andine: qui è caratteristica l'alternanza e la sovrapposizione dei ritmi 3/4 e 6/8, che dal punto di vista matematico sarebbero equivalenti, mentre dal punto di vista musicale implicano una modifica continua dell'accentuazione, con effetto di grande vivacità.

Di matrice boliviana il festoso Carnaval cochabambino (de Cochahamba), che accompagna le parole bibliche del Sanctus, Osanna et Benedictus (Santo, Santo, Santo).

L'opera si conclude con i toni sommessi e suggestivi dell'Agnus Dei (Cordero de Dios), una composizione in Estilo pampeano, cioè in uno stile che ricorda le atmosfere della pampa, la pianura argentina.


mercoledì 30 novembre 2011

La vocalità pianistica di Chopin

Il Notturno è una delle forme più tipiche della musica pianistica dell'Ottocento e del Romanticismo musicale. In questo genere di composizione il musicista scrive per la tastiera del pianoforte pensando idealmente all'espressività che è tipica della voce umana.

La forma romantica del notturno è nata con il compositore irlandese John Field (1782-1837), ma la parola era in uso già nel Settecento: però in quell'epoca essa indicava l'intrattenimento musicale della sera, che poteva assumere i toni galanti della serenata, oppure quelli più genericamente mondani del divertimento (l'esempio più celebre è "Eine kleine Nachtmusik", "una piccola musica notturna", di Mozart).

Nell'Ottocento, con gli esempi mirabili di Field e poi con i capolavori di Fryderyk Chopin (1810-49) il Notturno diventa espressione di una visione del mondo romantica: la notte, l'oscurità diventano il luogo metaforico dell'anelito al superamento del limite, al dilatarsi dell'animo verso le dimensioni del sogno e dell'irrazionale.

Ascoltiamo il più celebre tra i Notturni di Chopin, l'op. 9 n. 2, in Mi bemolle Maggiore. Clicca il link seguente: Chopin, Notturno op. 9 n. 2.

Consideriamo il ritmo della musica: è un tempo in 12/8, cioè una lenta pulsazione che al suo interno prevede una suddivisione ternaria. Ulteriori artifici della scrittura musicale sono orientati ad eludere e contrastare ogni idea di rigidezza ritmica o di scansione eccessivamente regolare: alcune indicazioni sollecitano la ricerca di un fraseggio emotivamente mobile e ritmicamente elastico.

La vocalità, come dicevo all'inizio, è il modello di riferimento per la costruzione della melodia: si tratta di un canto (affidato alla mano destra), sostenuto da un accompagnamento (mano sinistra), quest'ultimo tanto importante ed ampio, quanto subordinato e funzionale alla massima espansione della liricità del canto. Dunque, è proprio la stessa cosa che avviene quando una voce cantante viene accompagnata da uno strumento (ad esempio, il pianoforte stesso).

Ampi slanci verso la zona acuta determinano il lirismo di questo canto, che potremmo immaginare affidato ad un soprano lirico-leggero, cioè caratterizzato da timbro chiaro, brillantezza degli acuti e agilità vocale.

Questa agilità è resa pianisticamente da Chopin mediante abbellimenti e fioriture, che eludono la regolarità della frase e culminano nella vaporosa, iridescente cadenza conclusiva.

L'esecuzione al pianoforte richiede un tocco pianistico che sappia assecondare le infinite sfumature di suono nella mano destra, mentre la sinistra sostiene con il basso l'armonia e accompagna con accordi in ampia estensione.

Un delizioso benessere fisico avvolge l'esecutore nel suonare questo pezzo, che veramente ci fa superare i confini della materialità, evocando i nostri sospiri più profondi.